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Luglio porta con sé una carica tutta speciale: si ha voglia di interrompere i pensieri che volteggiano intorno alla routine per fare emergere quel meccanismo virtuoso che solo lo sfogliare delle pagine è in grado di innescare. E’ questo il momento in cui il desiderio (o il bisogno?) di carezzare il lato più intimistico dell’anima si fa più urgente perché è vero che siamo in vacanza dagli impegni lavorativi e dai progetti che ci aspettano a settembre, ma da noi stessi, in vacanza, non ci andiamo mai.

E allora culliamoci, tra un bagno e l’altro, con la terza mandorla estiva che vi auguro davvero di cuore di leggere: “Il vizio di smettere” di Michele Orti Manara, una compatta raccolta di racconti dalla copertina invitante e dal titolo molto più che affascinante.

La scrittura – che ci investe come un’onda – è piacevole, densa e vellutata e sembra dare vita dall’interno a una sequenza inanimata di lettere fornendo una profondità che sottende una forte passione per l’umano. La scelta delle parole risulta particolarmente curata e idonea a creare un palcoscenico dove le storie possono cavalcare moti emozionali, tematiche contemporanee, incrinature ricercate e dettagli che profumano di freschezza narrativa.

Perché niente è come sembra e ogni brano nasconde tra le sue pieghe una selezione di sfumature che virano all’immediatezza, all’essenzialità, all’assenza di sbavature.

Alla fine ogni condizione emozionale è condivisibile: dal lutto e il suo fedele tarlo del sentirsi colpevoli all’affetto più intimo che sentiamo echeggiare in una frase dell’altro, dagli eventi che sospingono il pensiero verso la presa di coscienza della propria natura a un tessuto denso di vissuto che diventa l’unico segno tangibile di un’amicizia che scricchiola sotto il peso della vita.

Queste pagine parlano di amore sia quando ci si confronta con la nebbia portata dalla malattia sia quando si sorride per la luminosa maternità, sia quando si parte per un viaggio introspettivo di valore sul tipo di vita che si sceglie sia quando ci si scontra con il conto economico della paranoia.

Queste storie sono belle perché sono aperte e possono essere addobbate con le nostre personali riflessioni, in una lettura che fa trattenere il respiro fino alla fine.

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July brings a special charged: we have the desire to stop ordinary thoughts to come to light that virtuous mechanism that starts with the pages movement. It is the moment when the desire (or the need?) to caress the intimate side of the soul is urgent because we are on holiday from working tasks and September projects, but we are not on holiday from ourselves.

So, between a sea bathing and another, let’s cuddle us with the third summer almond that I wish you to read: “Il vizio di smettere” (The bad habit of stopping) of Michele Orti Manara, a compact tales collection with an inviting cover and a fascinating title.

The writing, which hits us like a wave, is pleasant, dense and velvety and it seems to offer the life to the sequence of inanimate letters, giving a profoundness that shows a passion for the human. The words choice is well-finished and it creates a proscenium where the stories are able to span emotional motions, contemporary cases, polished cracks and details that scent of narrative freshness.

Because nothing is as it seems and between its creases every fragment hides a shades selection that turn to the immediacy, to the essence, to the imperfections absence.

At the end every emotional condition is embraceable: the grief and its loyal seeds that cause the guilty sense, the deep love that we resound in a sentence of the other, the events that push the thought towards the awareness of own nature, the fabric full of past that becomes the only tangible sign of a friendship which creaks under the weight of the life.

These pages speak about love when we have a confrontation with the fog of the illness, when we smile for the bright maternity, when we start an introspective journey of value about the kind of selected life, when we confront ourselves with the revenue account of the paranoia.

These stories are beautiful because they are open and we are able to decorate them with our personal considerations, in a reading that leaves breathless until the end.

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