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Le lunghe giornate di luce e di svago consentono di abbracciare tutte quelle attività che ci fanno stare bene e se adesso siete qui con me è perché una di queste attività per voi benefiche è la lettura.

La seconda mandorla estiva che vi suggerisco è “Non disturbare” di Claudio Marinaccio, un libro ideale da leggere sia quando siamo rilassati (e quindi bendisposti verso il prossimo) sia quando siamo coinvolti in una delle situazioni descritte (e pertanto in balìa di moti emozionali poco concilianti).

Queste righe divertenti, canzonatorie, talora affilate come coltelli, talaltra delicate come petali di rosa, aprono uno squarcio su una realtà che ci riguarda tutti: il desiderio di stare tranquilli quando ci gustiamo un “caffè”, quando leggiamo un giornale o un “libro”, quando vogliamo recuperare le energie a letto la domenica mattina.

I brani accontentano tutti i palati: dal vegetariano – che non può non riconoscersi nella fanciulla che varca la soglia di un bar – al finto esperto pasoliniano, un essere terrestre che segue l’onda modaiola cullato da una non conoscenza imbarazzante.

Questo libro è suddiviso in porzioni che nella loro brevità ci forniscono un grimaldello interpretativo delle ragioni per cui si legge poco e dei fattori che concorrono a formare il prezzo del “pane”. E se tutto può essere rateizzato e una comunicazione con chi non “sente benissimo” può apparire bonariamente difficoltosa, l’elemento disturbante a volte diviene l’alleato in grado di fornirci l’alibi per non portare a termine un compito che incombe su di noi.

Varcando il confine fra il detto “arrivederci” e lo sperato “addio”, notiamo come nulla (dalla religione alla politica, dalla vita quotidiana agli affetti) venga risparmiato dalla battuta, battuta che strappa un sorriso e che riesce anche a stimolare ragionamenti intimistici che segnano un cambio di prospettiva inaspettato.

Con un ritmo fresco e incalzante e pronunciando quelle parole che noi ci limitiamo solo a ripetere nella nostra testa, l’autore trova espedienti sempre nuovi per uscire con ironica intelligenza da situazioni che ci cadono addosso, se non quotidianamente, con una frequenza di cui faremmo volentieri a meno. Allora proviamo, magari una volta, ad affrontare la realtà in maniera diversa e a inchiodare spalle al muro il ‘disturbatore’ di turno con la potenza della parola, nel limite della rispettosa educazione ça va sans dire.

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The long days of light and leisure help to embrace the activities good for us and if now you are here with me is because one of these activities is the reading.

The second summer almond that I advise you is “Non disturbare” (Don’t disturb) of Claudio Marinaccio, an ideal book to read both when we are relaxed (and so we are well-disposed towards other people) and when we are implicated in one of the illustrated situations (and so we are at the mercy of not very submissive emotional impulses).

These lines are fun, teasing, sometimes they are cutting like knives, sometimes they are delicate like rose petals. They lacerate a reality where each of us lives: the desire to stay relaxed when we drink a coffee (“caffè”), when we read a newspaper or a book (“libro”), when on Sunday morning we want to recuperate our energies in the bed.

The passages satisfy every palates: from the vegetarian – who identifies with the young woman who enters into the café – to the false expert of Pasolini, a human being who follows the fashionable wave with his embarrassing insufficient knowledge.

This book is divided into portions that with its shortness give us a picklock to understand the reasons about the why we read little and the factors that assemble the bread (“pane”) price. And if everything is able to be divided into instalments and a conversation with who doesn’t hear very well (“sente benissimo”) is able to be laborious and benevolent, sometimes the disturbing element gets the fellow that gives us the excuse to not complete our task.

Traversing the border between the said goodbye (“arrivederci”) and the hoped farewell (“addio”), we notice that everything is involved in the gags (from the religion to the policy, from the real life to affections). These gags manage to get a smile and encourage deep considerations which mark an unexpected change of perspective.

With a fresh and pressing cadence and saying those words which we only think, the author always finds new expedients to exit with ironic intelligence from situations that often occur us. So, once let’s try to face up to the reality in a different manner and to nail the disturber with the words, of course respecting the education.

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