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L’amore è un sentimento meraviglioso che arricchisce e illumina di positività la vita di chi lo vive. L’amore però ha anche una piega inevitabilmente meno positiva che risulta legata indissolubilmente al concetto di perdita.

La perdita definitiva dell’altro è una lama che entra in profondità e scava, lacerando, un percorso doloroso fra la materia e l’apparato emozionale.

Il libro di Pier Luigi Gallucci “Il dolore negato” tratta di una perdita che, lasciando un segno importante, necessita di tempo per essere elaborata: “la morte di un animale domestico”.

Questo breve saggio risulta di particolare utilità poiché nella sua struttura essenziale contribuisce a illuminare le zone d’ombra legate a un fenomeno umano poco dibattuto: cosa si prova quando a lasciarci è il nostro animale da compagnia. Chi ha avuto un cane o un gatto conosce perfettamente le sensazioni che seguono la sua dipartita, violenta o annunciata che sia, essendo essa vista come un sofferto epilogo di un rapporto amorevole con un essere vivente dotato di sensibilità. Un epilogo che, come sottolinea l’autore, è privo di quella componente rituale che stigmatizza nei fatti l’ultimo saluto e l’estrinsecazione del nostro patimento.

Affrontare” la morte non è semplice: essa genera timore e comporta un cambiamento dove la favella può anche passare in secondo piano. La morte del nostro animale non è una morte di second’ordine perché altrimenti sarebbero di second’ordine anche i sentimenti a essa correlati e sappiamo che il dolore è dolore e contorce le viscere a prescindere da chi è venuto a mancare.

Tra animale e padrone si crea un rapporto profondo, si formano dinamiche, codici di conoscenza e comunicazione che diventano parte di quel rapporto e questo è tanto più vero quando la dipendenza dall’animale è particolarmente stringente (il Dott. Gallucci fa riferimento “agli anziani” e “alle persone non vedenti”). Ecco perché l’interruzione di questa relazione emotivamente coinvolgente porta l’essere umano ad attivare un procedimento “di elaborazione del lutto”, un “labirinto” costituito da diversi stadi che portano a rendere sopportabile il “dolore” fino a ricordare con tranquillità il vissuto trascorso insieme alla nostra amica bestiola. Per i sentimenti che vengono messi in circolo, non è ardito intessere un parallelismo con la morte di un caro amato e lo scompiglio di emozioni e di gestualità che ne consegue.

Queste pagine ci accompagnano in un viaggio tutt’altro che semplice fornendoci alcune coordinate per non perderci e rammentandoci l’importanza del “tempo”, del sapere aspettare e del vivere fino in fondo la nostra condizione di sofferenza. Anche perché, dietro l’angolo azzurro del firmamento, una gioiosa presenza aspetta di venirci di nuovo incontro.

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The love is a wonderful feeling that gives treasure and positivity to the lover. But the love has a not positive note that is tied indissolubly with the loss concept.

The definitive loss of the other is a blade which digs deep a painful itinerary between the matter and emotional system.

Pier Luigi Gallucci’s book “Il dolore negato” (The denied pain) regards a loss that, leaving an important sign, needs time to be realised: the pet death (“la morte di un animale domestico”).

This short essay is useful because its essential structure lights up the shadow areas of a human event not much discussed: what are the feelings when our pet passes away? Who lived with a dog or a cat knows the sensations after its death, it be unexpected or announced, because it has seen as a suffered end of an affectionate relationship with a sensitive living. An end that, in the author words, is without a ritual component which actualises the last greeting and the manifestation of our suffering.

To face up to (“Affrontare”) the death is not easy: it causes fear and implicates a change where words are able to keep on the back burner. The death of our pet is not a second series death because otherwise the feelings connected to it would be second series feelings and everyone knows that pain is pain and it deforms the innards regardless of who dies.

Between pet and owner there is a deep relationship, there are dynamics and knowing and communication codes that become part of that relationship and this situation is especially true when the dependence from the pet is cogent (Dr. Gallucci refers to old men (“agli anziani”) and the blind (“alle persone non vedenti”)). That’s why the interruption of this engaging relationship in the human requests the activation of a procedure of grief elaboration (“di elaborazione del lutto”), a labyrinth (“labirinto”) with different steps that make the pain (“dolore”) tolerable and remind us with calmness the past lived with our pet. For emotions involved, it is not impertinent to do similarities with the human death and its disarray of feelings and gestures.

These pages accompany us in a not simple journey giving us some coordinates to not lose our way and to remember us the importance of the time (“tempo”), the wait and the live our suffering to the fullest. Because behind the blue corner of the sky there is a joyful presence that waits to go to meet us again.

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