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Il piacere di leggere è indescrivibile e sentire nell’aria il profumo della carta stampata attiva circuiti vitali appannati dal rigore ripetitivo del quotidiano.

Incrociare lo sguardo di una pagina scritta riduce il livello di frustrazione facendoci riscoprire il bisogno di storie e di narrazioni che ci estranino da un mondo di aggressività, creando un’isola in cui rifugiarci per stare con noi stessi e i personaggi che abbiamo tra le mani.

Scivolando tra i padiglioni, le lettere dell’alfabeto e le bancarelle del “Salone Internazionale del Libro” di Torino, ognuno può scovare la propria terapia e curarsi, assecondando le proprie passioni, le proprie inclinazioni, i propri istinti. E’ possibile così provare a percorrere sentieri non ancora battuti inseguendo un guizzo emozionale improvviso e folgorante.

Davanti a un libro la nostra maschera si frantuma mostrando quelle intime pieghe che attentamente trucchiamo, quelle pieghe che si appassionano alla Storia e che ammirano gli autori che lottano contro una malattia o un malessere, vincendo a prescindere da tutto. Quelle pieghe che indugiano su fogli colorati e illustrati e sbirciano cosa succede oltreoceano. Quelle pieghe che si interrogano sulla verità, che si accontentano di una manciata di righe o che pretendono le centinaia di pagine. Quelle pieghe che faticano ad abbandonarsi alle emozioni e quelle pieghe che, invece, le vivono fino in fondo, braccandole.

Leggere richiede testa e cuore. Leggere pretende la nostra totale presenza. Leggere è una coccola che ci riserviamo per medicare le ferite, per dissetare la sete di conoscenza, per sorridere, per godere di nuovi incastri di parole, per vivere una seconda vita accantonando per un poco la nostra. Leggere alimenta la curiosità e ci ferma in un punto indefinito.

I libri ci insegnano la dolcezza, la gentilezza, la pazienza, l’attesa, il rispetto. E ci aiutano a innaffiare un prato affinché possa essere terreno fertile per la relazione con l’altro, umano e non. E proprio questa relazione viene tinteggiata in ogni sua sfumatura, in ogni sua durata, in ogni sua lacerazione.

A volte è la pancia che ci fa da guida e ci fa soffermare su una copertina, ci fa masticare un vocabolo, ci insinua il desiderio di portare a casa con noi quel volume. Ma poi è la testa che si mette in moto, coinvolgendo ogni nostro atomo e creando esperienze immateriali quasi palpabili.

Ecco allora farsi strada un impulso leggiadro e potente a fare, a cercare, a sognare, a vivere, a rincorrere quel benessere che solo un appuntamento con le parole è in grado di dare.

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The pleasure to read is indescribable and to smell the printed paper initiates vital circuits which are blurry for ordinary and recurring rigour.

To cross the gaze of the written page reduces the frustration level, so as to rediscover the need of stories and tales which we alienate us from the aggression world, building an isle where to stay with ourselves and with the characters that we have between the hands.

Sliding between the stands and the alphabet letters of the “Salone Internazionale del Libro” of Turin, everyone is able to find his therapy, supporting his passions, his inclinations, his instincts. And it is possible to try to follow new paths chasing an unexpected and stunning flash.

In front of a book our masks fall down disclosing those intimate shades that we disguise carefully, those shades that love the History and admire the authors who fight against illness or unease, winning apart from all. Those shades that hesitate on coloured and illustrated papers and peek at what happens overseas. Those shades that investigate the truth, those shades that want a handful lines or a hundred pages. Those shades that shy away from emotions and those shades that hunt emotions.

To read requires head and heart. To read requires our total presence. To read is a cuddle to alleviate the pains, to quench the knowing yearning, to smile, to relish of new words joints, to live a second life shelving our one for a bit. To read feeds the curiosity and stops us in an undefined point.

The books teach us the sweetness, the kindness, the patience, the wait, the respect. And they help us to water a grassland to make it a fecund land for the human and not human relationship. And this relationship is painted in every hue, duration and laceration.

Sometimes the gut feeling guides us and stops us on a cover, on a word to chew, on a desire to take that book at home. But then the head expose itself and it involves every our atoms and it creates immaterial and almost palpable experiences.

Here is a graceful and potent impulse to do, to look for, to dream, to live, to run after the wellness that only an appointment with the words is able to give.

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