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Scrivere poesie significa esporre le proprie ferite al pubblico sale.
Leggere poesie significa ammirare le nudità del poeta.
Declamare poesie significa dare respiro a parole che sono diventate anche nostre.

Sono sempre orgogliosa ed emozionata di pronunciare ad alta voce le opere di Mariavittoria del Pozzo, un’abile paroliera dotata di una proprietà di linguaggio impeccabile e di una poetica che brilla di magnificenza, potenza, vibrazioni cristalline.

Ho scandagliato più volte i componimenti contenuti in “Pietre nel tempo” e ogni volta, pur vivendo stati d’animo diversi, mi sono persa e ritrovata, attratta in maniera quasi magica dall’alternarsi di segni grafici e spazi bianchi trasudanti entrambi significato pieno.

I versi aggraziati si traducono in una musicalità meravigliosa che, con il suo fascino, trafigge le carni lasciandoci incantati davanti alla vita. Perché è la vita (e l’amore per essa) a donare linfa a vocaboli che sembrano esserne privi, vocaboli che appaiono inanimati e inerti sotto i colpi dell’ordinaria quotidianità, ma che, cesellati dall’autrice, diventano portatori di gioia, sofferenza, sfida, “speranza”.

Marvi è un dono e il suo meccanismo percettivo messo nero su bianco restituisce una delicatezza sublime che veste di poesia la natura e i fenomeni. Le parole vengono ricamate dipanando la matassa informe delle difficoltà e delle aspettative, realizzando così un tessuto dorato che ci culla inneggiando alla bellezza marina.

Tra un tocco umettato di concretezza e un tocco sospinto dall’emozione, gli occhi di una poetessa di altri tempi spezzano le catene della contezza del finito e si affacciano sul mondo con un candore che scruta l’orizzonte vedendo ciò che i più non riescono a cogliere.

Qui i sentimenti hanno uno sguardo naturale, i comportamenti umani indossano i panni della profonda lucidità spolverata da una dose straordinaria di cuore, mentre i versi governano un sentire comune rimandando una raffinatezza esclusiva.

La poesia qui raccolta è dolce, cara, guerriera e – soprattutto – capace di creare vicinanza e supporto. E’ infatti a essa che volgiamo lo sguardo per trovare conforto e appoggio in un momento in cui tutto appare effimero e aleatorio.

Marvi ci prende al laccio proprio mentre stiamo deragliando in una distesa arida di vocaboli scarni di contenuto e seccati da un uso improprio e prolisso. Marvi dona nuova vita alla sua vita e alla nostra, riempiendo di meraviglioso stupore le stagioni, l’atto poetico, gli episodi distillati dal passato, le diverse destinazioni divenute rifugio quando si evade dalle mura cittadine.

Non abbiate paura se, dopo avere immerso gli occhi tra queste immagini uniche, il libro sarà diventato un campo di battaglia, una vittima di matite colorate, appunti, commenti entusiasti e tanta voglia di vivere.

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To write poems means to expose own pain to public salt.
To read poems means to admire the poet nudities.
To declaim poems means to give breath to words that became ours.

I am always proud and touched when I read with a loud voice Mariavittoria del Pozzo’s works. She is an expert lyricist with an impeccable correct use of language and a poetry that shines of magnificence, vigour and pure vibes.

I sounded out the essays contained in “Pietre nel tempo” (Stones in the time) a few times and every time, even though living different state of minds, I lost and I found again my way, magically captivated by the succession of graphic signs and white spaces both rich in significance.

The graceful verses have a wonderful musicality which, with its allure, pierces the flesh leaving us enchanted in front of the life. Because it is the life (and the love for it) to donate nourishment to terms that seem lifeless, terms that seem inanimate and inert if we see them with the lens of the daily ordinary, but that cause happiness, suffering, challenge and hope (“speranza”) with the author finishing touches.

Marvi is a gift and her written sensory mechanism gives back a sublime sensitivity which dresses the nature and the events of poetry. The words are embroidered and they unravel a shapeless skein of difficulties and expectations, so realising a golden fabric that cradles us exalting the marine beauty.

Between a real touch and an emotional touch, the another times poet eyes break the chains of the finite awareness and they look out with a purity which investigates the horizon seeing what a lot of people cannot catch.

Here the sentiments have a natural gaze, the human behaviours wear the shoes of the deep clarity of mind sprinkled an extraordinary heart dose, while the verses govern a common feeling giving an exclusive sophistication.

Here the poem is sweet, dear, brave and it creates affinity and support. Indeed, we direct our gaze to it to find solace and aid in a moment where everything appears evanescent and uncertain.

Marvi uses a lasso to catch us while we go off the rails in an arid expanse of meaningless and dry terms for its irregular and rambling use. Marvi donates new life to her life and to ours, filling with marvellous amazement the seasons, the poetical act, the past episodes, the different destinations which become a refuge from city walls.

After the journey into these unique images, don’t worry if the book will be a battlefield, a victim of coloured pencils, notes, passionate comments and a lot of desire to live.

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