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Accoccolati in un clima di affettuoso tepore, dedichiamo del tempo a riscoprirci e a riscoprire un modo di essere che forse oggi viene un po’ sottovalutato.

Rapiti da uno stile di composizione fresco e colmo di terreni fertili su cui fare crescere fiori di dialogo, immergiamoci nel mondo de “Il cavaliere e la sua ombra” di Luigi Malerba, un mondo che noi adulti tendiamo ad abbandonare per inseguire l’età della maturità.

Questo libro è costituito da tre storie che illuminano di senso una parola e un fenomeno, l’“ombra” appunto. A me piace pensarla poeticamente come una proiezione in chiaroscuro di ciò che siamo, una traccia che delimita il nostro spazio rimandando tutto ciò che non riusciamo a trattenere.

Sappiamo bene che le parole hanno il potere di creare universi fantastici in cui fare accadere avvenimenti portatori di perle morali da custodire gelosamente.

Ed ecco allora una narrazione classica abitata da un’incantevole fanciulla dai gusti un po’ troppo ricercati e da un avvenente giovanotto accompagnato da un fulmine di cavallo. L’amore sembrerebbe destinato a compiersi, ma l’ombra non si presenta all’appuntamento in orario, segnando così un destino diverso da quello da tutti figurato. Le note intonano un canto sull’importanza del nostro essere in ogni suo elemento, anche quello che, pur essendo parte di noi, viene relegato alla non considerazione e alla perlustrazione eterna.

Con il secondo racconto accompagniamo un’ombra equina che freme di vita e che porta a toccare una stella di luce raggiungendo luoghi lontani mai inventati e non ancora conquistati. Perché se la realtà ci obbliga a non realizzare il nostro sogno, noi possiamo immaginarlo, viverlo con il cuore e vederlo prendere forma accanto a noi.

La terza storia sfodera un piglio colorato dalla tonalità del riscatto intelligente e dalla lezione per cui il comportarsi male vedrà servito – presto o tardi – il castigo. Leggendo in positivo queste righe, si comprende come anche l’ombra abbia una sua consistenza e una sua dignità che dovremmo preservare da ogni inutile calpestio.

L’ombra ci segue perché ci guarda le spalle in un abbraccio avvolgente che ora sa di gioco, ora di magia, ora di scienza, ma sempre sa di protezione.

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Nestled in a tender warmth atmosphere, let’s dedicate a bit of time to get rediscovered us and to get rediscovered a way of being that today maybe we underestimate.

Entranced by a lively style of composition, which is full of fertile lands where the flowers of dialogue can grow, let’s lose ourselves in the world of “Il cavaliere e la sua ombra” (The horseman and his shadow) of Luigi Malerba, a world that we, who are adult, tend to abandon to chase the maturity age.

This book has three stories which light of sense a word and a phenomenon, the shadow (“ombra”) exactly. I love to think of it poetically: for me it is a light and dark projection of what we are, a track which marks our space sending back what we aren’t unable to stop.

We know that the words have the power to create fantastic universes where events happen which bring moral pearls to protect thoroughly.

And just a traditional tale with a fascinating girl with her picky tastes and a charming boy with a horse like lightning. The love would seem completed, but the shadow doesn’t turn up for the appointment on time, so writing a different destiny from that everyone pictured. The notes start to sing a song about the importance of every element of our person, even the element that is part of us but that we store in the not consideration area and in the eternal search.

With the second narration we go with a horse shadow which shudders in life and accompanies to touch a light star arriving at distant, not invented and not conquered places. Because if the reality forces us not to realise our dream, we are able to imagine it, to live it with the heart and to see it to take a shape near us.

The third story shows off a coloured attitude by the tonality of the intelligent liberation and the lesson therefore to behave bad will see the punishment served sooner or later. Reading positively those lines, we understand that the shadow has its consistency and his dignity which we have to preserve from every useless tread.

The shadow follows us because it get behind us in a wraparound hug which now it resembles a game, now it resembles a magic, now it resembles a science, but it always resembles a protection.

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