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Il 14 novembre 2017 al Teatro Alfieri di Torino ho assistito al “BLIND DATE – CONCERTO AL BUIO di Cesare Picco”, un evento sensoriale che ha dato nuova linfa a canali fino a quel momento rimasti in sottofondo.

Raggi di luce che piano piano si dissolvono lasciando da un lato l’ombra più nera e dall’altro solo alla musica, suonata dal Maestro con gli occhi del cuore, la capacità di domare gli istintivi tumulti emozionali.

Nello sforzarci di vedere attraverso l’oscurità, cerchiamo immediatamente con la mano la presenza cara accanto a noi. Nello sperimentare la paura di non controllare ciò che ci circonda, ci affidiamo alle note del pianoforte per trovare la via d’uscita, per non lasciarci sopraffare dallo sgomento, per continuare a sentirci pienamente vivi in uno spazio che abbiamo scelto, ma che ora non riconosciamo.

Tutto cambia prospettiva: non siamo più seduti su una poltroncina di velluto rosso dietro una tenda porpora, adesso ci troviamo sul ciglio di un precipizio di vertigine. Voltiamo la testa a destra e a sinistra, strizziamo gli occhi come a volere fare uscire una goccia luminosa pronta a fare da guida. Perché non c’è abitudine in questa assenza di luce, c’è solo un battito accelerato che picchia i pugni alle pareti per uscire da una situazione di incertezza.

Gli occhi perdono il loro potere e cedendo la loro posizione di comando possono solo non opporre resistenza a quelle calde lacrime che, senza fretta, iniziano a defluire lungo il viso tracciando segni di commozione.

L’armonia ritmicamente melodiosa diventa una compagna affettuosa durante il travaglio verso un mondo differente da quello che percepiamo quotidianamente: le orecchie si aprono, i suoni si fanno dilatati, nitidi, pieni. Facciamo amicizia con il vento dei respiri, con il fruscio di un pezzo di stoffa, con i rumori a cui di solito non prestiamo cura. E anche se la vista non smette di cercare un appiglio, il cuore tende a placarsi e a ritrovare la sua rassicurante onda emotiva. E’ in quel momento che cominciamo a dondolare sul precipizio con le braccia aperte, pronti a incontrare l’ignoto.

Ora il buio è solo buio, senza maschere e fantasmi, senza la possibilità di essere corretto con una  fiammella o con un lume. Quel buio trasforma ciò che prima era oggetto di valutazione sommaria in indizio di vita intorno a noi e dentro di noi. Quel buio ci rende tutti uguali, diversi solo nell’anima e nel talento di amare.

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At Teatro Alfieri of Turin on 14th November 2017 I participated in “BLIND DATE – CONCERTO AL BUIO di Cesare Picco” (BLIND DATE – CONCERT IN THE DARK of Cesare Picco), a sensory event that gave a new nourishment to my unremembered canals.

Rays of light dissolve slowly delivering a black shadow and the music which – played by the Master with the heart eyes, has the ability to check impulsive emotional tumults.

We try to see through the darkness, immediately with our hand we look for the dear presence near us. We test the fear not to control what there is around us, we trust in the piano notes to find the exit, not to allow to the shock to overcome us, to continue to feel us lively in a chosen place that now we don’t recognise.

Everything changes perspective: we don’t sit on a red velvet seat behind a purple curtain, we are on the edge of a derangement precipice. We turn our head to the right and to the left, we wink our eyes to come out a drop to create a guide light. Because there isn’t habit in this light absence, there is only a fast pulse which slams its fists on the walls to leave an uncertainty situation.

Our eyes lose their power and, surrendering their command position, they are able to accept that hot tears which, without hurry, start to flow on the face marking signs of sentiment.

The rhythmic and melodious melody becomes an affectionate travel companion toward a different and sensed world: the ears open, the sounds get swollen, clear, full. We make friends with the wind of the breaths, the rustle of a cloth piece, the noises that we usually don’t curate. Even if the sight doesn’t stop to look for a handhold, the heart calms itself and finds again its comforting emotional wave. This is the moment when we start to swing on the precipice with open arms and we are ready to meet the unknown.

Now the dark is only dark, without masks and ghosts, without the possibility to correct it with a flame or a lamp. That dark converts what we sensed summarily in a clue of life around us and inside us. That dark brings us at the same level: we only are different for the soul and the love talent.

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