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Si può parlare di finanza in modo piacevole, affascinante e comprensibile? Sì, con il libro di Marco lo Conte “Il risparmiatore maleducato”, un saggio che fin dal titolo abbraccia l’intero universo umano, partendo da un significato personale del termine “educazione” e arrivando a pratici consigli su come essere meno maleducati.

Immaginate il contenuto di questo lavoro come una mappa concettuale, una mappa dove trovano dimora non soltanto i tecnicismi tipici del settore di riferimento, ma anche la musica, l’attualità e materie apparentemente distanti dall’oggetto del discorso come l’alimentazione e gli animali.

Attraverso una disamina particolareggiata e una lettura ragionata è possibile creare un porto sicuro in cui attraccare per capire e riflettere su un mondo che, quando non lo si padroneggia, viene inevitabilmente delegato ad altri.

Non lasciamoci spettinare dal vento del sensazionalismo, non lasciamoci contagiare dalla superficialità, non lasciamoci sedurre dalla scelta della strada più breve e agevole. Accogliamo l’impegno richiesto dall’approfondimento, facciamo pace con la parola “fatica” e con la parola “futuro”, riscopriamo i vocaboli, il loro uso appropriato, il loro significato e proviamo a metterli al servizio dei numeri e di quei meccanismi del nostro ingegno che ci remano contro.

Informiamoci, leggiamo, capiamo, assimiliamo, valutiamo, scriviamo in maniera compiuta ciò di cui parliamo, senza preoccuparci – almeno per una volta – della rapidità di risposta e del limite dei caratteri da usare.

Andiamo oltre il nostro naso, superiamo la nostra zona di comfort, scoviamo quelle “informazioni” seriamente in grado di implementare le nostre conoscenze, abbandonando quei luoghi virtuali sì frequentati, ma dediti al frastuono assordante e confusionale.

Perché non sapere non è fonte di fierezza, ma terreno fertile per diventare preda di preferenze altrui – magari danneggiandosi – e richiamo per valorizzare l’unicità di ogni essere umano caratterizzato da proprie e particolari esigenze. Imitare è semplice, ma ciò che può andare bene per il nostro migliore amico, per il collega di scrivania, per il familiare, per il commensale al bar potrebbe non essere la scelta più adatta per noi.

Lasciamoci dunque ammaliare dagli studi sul “linguaggio”, sulla “lingua”, sulla fedeltà alla propria terra. Prestiamo attenzione al nostro organismo, esso non parla solo quando siamo accanto alla persona amata, parla anche quando veniamo sollecitati da un punto di vista finanziario e poco importa che si sia donna o uomo.

Perché il nostro avvenire e il nostro “risparmio” sono troppo importanti per essere lasciati solo nelle mani di altri e allora non giochiamoceli, diamoci tempo di qualità e, tenendo sotto controllo i non obbedienti moti emozionali, poniamoci degli interrogativi.

Affrontiamo il “rischio” con i suggerimenti e le schematizzazioni di Marco, facendo tesoro dei suoi accorgimenti per affrancarci e renderci liberi di scegliere, possibilmente scegliendo il meglio per noi e per il nostro portafoglio, al di là di tentate strumentalizzazioni.

Il libro che abbiamo tra le mani è prezioso perché, non fornendo soluzioni, stimola il pensiero critico e accende i riflettori su un’analisi economica e umana che oscilla fra emozione e razionalità.

Le pagine che scorrono riflettono i nostri comportamenti ancestrali, consuetudinari, culturali, sociali e ci aiutano a non sottovalutare il domani e a non sopravvalutare noi stessi.

Questo saggio illumina la via dell’oggettività, ricordandoci che posticipare al giorno successivo ha sempre un prezzo, anche se non immediato.

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Is it possible to speak about finance with pleasantness, appeal and talent? Yes, it is. Marco lo Conte’s book – “Il risparmiatore maleducato” (The rude saver) – is an essay with a title that encompasses the total human universe, departing from a personal meaning of the word ‘education’ (“educazione”) and arriving to practical advices about how to be not so rude.

You imagine the content of this work just like a conceptual map, a map where the technical terms of the reference field find a place with the music, the recent events and topics apparently distant from the subject of the speech like the food and the animals.

By a detailed close examination and a reasoned read it is possible to create a safe port where to dock and to understand and think about a world that, when we don’t control it, we delegate it.

Let’s not allow us to ruffle by the wind of the sensationalism, let’s not allow us to infect by the superficiality, let’s not allow us to captivate by the most short and easy way. Let’s host the responsibility of the deepening, let’s make up with the words ‘effort’ (“fatica”) and ‘future’ (“futuro”), let’s rediscover the terms, its appropriate use, its meaning and let’s try to put them in service of the numbers and those mind mechanisms which row against us.

Let’s find out, let’s read, let’s understand, let’s assimilate, let’s weigh, let’s write in a complete manner what we talk, for a moment without the worry of the reply speed and the limit of the types to use.

Let’s go beyond our nose, let’s pass our comfort zone, let’s find those informations (“informazioni”) which are able to implement our knowledges seriously, leaving those crowded virtual spaces addicted to deafening and confused din.

Because not to know isn’t an advantage, it is a fertile plot of land to fall prey to other people’s preferences, which maybe are prejudicial and it is a call to add value to the uniqueness of every human being that has own and particular needs. To imitate is easy, but the right choice for our best friend, our desk colleague, our parent, our table companion would can not be the right choice for us.

So, let’s allow us to bewitch by the studies about the language (“linguaggio”), the tongue (“lingua”), the loyalty to own territory. Let’s pay attention to our body, it speaks both when we are near our love and when we are tickled in financial field, not having importance if we are woman or man.

Because our future and our savings (“risparmio”) are important to abandon them only in the other hands, so let’s not gamble them, let’s give us quality time and, controlling not obedient emotional journeys, let’s ask questions.

Let’s face the risk (“rischio”) with Marco’s help, treasuring his expedients to liberate us and to make us free to choose, if possible choosing the best for us and for our wallet, beyond tempted exploitations.

This book is precious because, not giving solutions, it incites the discriminating thought and it lights the spotlights on an economic and human analysis that swings between emotion and rationality.

These pages show our ancestral, habitual, cultural, social behaviours and they help us to not underestimate the tomorrow and to not overvalue ourselves.

This essay illuminates the objectivity way and it remembers us that to postpone to the day after always has a cost, even if not instant.

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