Tag

, , , , , , , , , , ,

Il tempo scorre inesorabile, ora a passo di tartaruga, ora con scatti felini. Il tempo si può guardare in faccia e nelle sue vesti colorate in una mostra che profuma di infanzia e di pensieri giovanili.

Nello spettacolare Museo della Figurina di Palazzo Santa Margherita a Modena si può tornare bambini con “80-90 Parimpampùm. Le bambine magiche nelle figurine”, un tuffo nel passato – a ingresso libero – visitabile fino al 16 luglio 2017.

Osservando le immagini degli album delle figurine delle mie paladine infantili mi incanto di fronte alla loro bellezza, alla loro dolcezza, al loro candore. Non c’è traccia di volgarità, il bene aleggia come valore supremo e la vita, anche quando si presenta ostile, viene affrontata con il sorriso.

Sorriso che mi coglie al pensiero del tempo trascorso a fare la ‘brava’ per avere un pacchetto di figurine in più, del tempo impiegato per incollarle con una precisione maniacale stando attenta a non creare bolle d’aria e a rispettare i contorni bianchi, del tempo passato con i compagni di scuola a scambiarle secondo la logica del “Celo, Manca”.

Da bambina avevo una spiccata vena artistica e un inesauribile interesse per tutto ciò che vedevo accadere intorno a me e che potevo replicare. Così, fui la persona più felice del globo quando mi regalarono gli orecchini rossi a forma di stella di “Jem”, un’avvenente cantante dai capelli rosa che a me rubò il cuore fin dalla sigla e alla mia famiglia rubò la pace e la tranquillità (io cantavo, cantavo, cantavo).

Il mio amore per le bambole era noto ed evidente, ecco perché non poteva mancare alla mia collezione “Lady Lovely”, una sovrana dalla folta chioma bionda da cui facevano capolino i suoi simpatici amici dalle ondulate code variopinte. In lei tutto esprimeva amore, gentilezza, garbo, anche quando la realtà le faceva lo sgambetto.

Come non ricordare poi le ore passate a disegnare i personaggi del cartone animato “La Sirenetta”: una storia che se da un lato non poteva non finire bene, dall’altro portava con sé un insegnamento prezioso, oltre al mio divertimento nel riprodurre le voci dei protagonisti (lo confesso – per ridere – gioco ancora oggi a imitarli!).

Non vanno nemmeno dimenticati i momenti in cui facevo volare il “Mio Mini Pony”. A dire il vero ne avevo uno celeste e uno arancione, entrambi con la criniera e la coda da pettinare e per me, quello celeste, era dotato di poteri magici perché aveva il corno sulla fronte.

Insieme al magico “Mio Mini Pony” volarono anche gli anni e il tempo da dedicare ai giochi venne in parte sostituito dalla visione di “Love me Licia”, un telefilm che accompagnava noi bambine verso un’età che non sarebbe stata facile. Un’età che cominciava a portare sogni da realizzare e io – che tra le altre cose volevo diventare una stilista e una cantante (“Jem” mi aveva segnato per sempre!) – fantasticavo sulla carriera artistica degli allievi di “Saranno famosi” e sognavo di esibirmi sulle note suonate al pianoforte da Bruno.

Infine la tanto temuta adolescenza arrivò e con lei quel primo incontrollato battito accelerato del cuore che vibrava sia nella realtà sia durante gli episodi di “Beverly Hills 90210”. Quanti ricordi, quante speranze, quanti consigli dati ai protagonisti, come se loro potessero sentirmi, come se loro stessero vivendo realmente la loro adolescenza.

Può una figurina parlare ed emozionare a tal punto? Può un album chiuso da strati di polvere risvegliare ricordi più nitidi del ricordo di quello che ho mangiato a colazione stamani? Può un oggetto riportarti a due decenni fa in un battito di ciglia?

Io dico di sì perché questa mostra trascende il potere e l’universalità della figurina. Questa mostra ha qualcosa di magico: parla di noi a noi.

§ § §

The time passes now slowly now quickly. We are able to face up the time and its coloured clothing in an exhibition that scents of childhood and young thoughts.

In the magnificent Museo della Figurina of Palazzo Santa Margherita (Modena) we are able to return children, until 16th July 2017, with “80-90 Parimpampùm. Le bambine magiche nelle figurine” (80-90 Parimpampùm. The magical little girls in the stickers), a leap in the past with free entrance.

I watch the pictures of the stickers albums of my childhood protectors and their beauty, sweetness and purity enchant me. There isn’t vulgarity, the right is the supreme value and the life had dealt with the smile, even if it is hostile.

I smile when I think about the time passed to do the good girl to have an additional packet of stickers, the time used to paste the stickers with obsessive precision (I was careful to not make the air bubbles and I respected the white outlines), the past with my schoolfriends to exchange stickers for stickers according to the “Celo, Manca” logic.

When I was a little girl I had a pronounced artistic mood and an unlimited interest for the world around me that I canned repeat. So, I was very happy when my parents gave me the red earrings – with a star shape – of “Jem”, a charming singer with pink hair, who stole my heart since television theme and the peace and the serenity of my family because I always sang.

My love for dolls was known and clear, so “Lady Lovely” had to be part of my collection: she was a princess with a blonde head of hair where her nice friends appeared with its wavy and colourful tails. She was love, elegance, courtesy, even if the reality ousted her.

I remember the hours to draw “La Sirenetta” (“The Little Mermaid“) characters: a cartoon with happy ending, a precious teaching and my amusement to reproduce the characters voices (I confess, even now I duplicate them to laugh!).

I also remember the moments when I put the wings to “Mio Mini Pony” (“My Little Pony”). Sincerely, I had two ponies, the sky blue one and the orange one, with its manes and tails to brush and for me the sky blue pony had magical powers because it had the horn on its forehead.

With my magical “Mio Mini Pony” (“My Little Pony”) the years flew and the time to play decreased to watch “Love me Licia”, a TV series that accompanied the little girls towards an uneasy age. This age brought dreams to realise: I wanted to be a fashion designer and a singer (here “Jem”!) and so I daydreamed about the artistic careers of “Saranno famosi” (“Fame”) students and I dreamed to sing with the piano notes played by Bruno.

Then the adolescence arrived and it brought the first uncontrolled and fast heartbeat: both in the reality and during the episodes of “Beverly Hills 90210” the heart vibrated. A lot of memories, a lot of hopes, a lot of advices which I gave to the characters thinking who listened to me and lived their adolescence really.

Can a sticker talk and touch? Can an old and dusty album reawaken the memories clearer than the memory of today’s breakfast? Can a thing take back in the past in the blink of an eye?

I think yes because this exhibition goes beyond the power and the universality of the sticker. This exhibition has something magical: it talks about us with us.

Annunci