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Oggi ci addentriamo tra le pieghe della malattia mentale posando i nostri occhi su stati d’animo e angoli invasi dall’oscurità. Il nostro sguardo e il nostro cuore saranno la luce con cui scorgeremo ciò che si nasconde davvero dietro ciò che appare.

L’intelligenza è un disturbo mentale” di Paolo Bianchi è un bisturi che divarica i tessuti quel tanto che basta per mostrare ciò che pulsa sotto la superficie. Esploreremo arterie, vene e capillari. Viaggeremo tra parole ricercate e asciutte che delineano la condizione umana della malattia, malattia che viene così scandagliata dall’interno con una poetica che non addolcisce e non fa sconti, affrontando invece la realtà con tagliente coraggio.

In un crocevia di storie, c’è una storia circolare che comincia con un ingresso dal “color pulce” e termina con un’uscita dalle tinte calorose che si butta in un nuovo inizio. Una circolarità che vive una vita propria, una vita fatta di attese, attacchi, riacutizzazioni, temporanei allontanamenti; una vita fatta di domande e di classificazioni.

Non c’è posto per l’“indifferenza”, qui si deve prendere una posizione, oscillando tra sensazioni “cupe” e sensazioni cromate.

Qui si compone un puzzle di tasselli provenienti da persone diverse e ogni tassello contribuisce a costruire la propria storia personale e la propria consapevolezza.

Ogni personaggio che affiora da queste pagine porta nell’Universo la sua porzione di universo, porzione abitata da “paure” e da battaglie feroci combattute ora in solitudine e in silenzio, ora tra occhi amici e sguardi complici.

E proprio lo sguardo è arbitro di una partita che vede spostare l’attenzione dallo sguardo dei protagonisti allo sguardo assente delle altre persone sui protagonisti.

Emilio prova a ridurre la complessità in “pensieri semplici” e a noi sembra di percepirli come nostri quei pensieri, sembrano tangibili nell’apparire nella loro concreta consistenza.

Enrica – con occhi che di sconosciuto non hanno proprio niente – torna dal passato avvolta nella sua eleganza e nella sua capacità di creare “incanto”, rimanendo da un lato ancorata alla realtà e generando dall’altro nuovo nutrimento.

Matteo studia i bugiardini e parla in inglese, trovando – dopo un salto nel vuoto – il coraggio di fermare la ruota vorticosa in cui conviveva, optando per una scelta meno linda, ma forse più aderente alla realtà.

Il personaggio dei personaggi è “il Gruppo”, un paracadute, un sostegno, un supporto incondizionato che ascolta e fornisce la giusta dose di attenzione ai segnali del corpo.

Assistiamo a un percorso di addestramento dell’animale che graffia le nostre pareti interne, che digrigna i denti, che sbatte contro una gabbia fatta di ossa. Quello stesso animale che spaventa e allontana chi non è pronto a guardare negli occhi la malattia. Quello stesso animale che condiziona e plasma il tempo.

Ogni capitolo ha un titolo che si abbatte sul lettore come una scure creando un solco per una compiutezza narrativa in una battuta.

Ci sono frasi all’interno di questo libro che diventano ancore di salvezza e perle a cui aggrapparsi nel momento dell’alta marea. E la scrittura diventa un incastro prezioso di immagini evocative dall’impatto deflagrante.

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Today we enter into mental diseases creases, we gaze at moods and dark corners. Our eyes and our heart will be the light to see what hides the appearance.

L’intelligenza è un disturbo mentale” (The intelligence is a mental trouble) of Paolo Bianchi is a scalpel that opens the tissues to show what there is under the surface.

We’ll explore arteries, blood vessels and capillaries. We will travel with refined and blunt words that outline the human condition of the disease, which comes to plumb with a poetry that doesn’t mellow and it doesn’t give a discount, but it takes on the reality with pungent courage.

In a melting pot of stories, there is a circular story that starts with an entrance with a flea colour (“color pulce”) and it ends with an exit with loving shades which becomes a new beginning. This circularity lives its life with waits, fits, relapses, temporary departures; a life with questions and classifications.

There isn’t a place for the indifference (“indifferenza”), here we must take a stand, swinging between gloomy (“cupe”) sensations and coloured sensations.

Here there is a puzzle of tiles of different people and every tile helps to build own story and own awareness.
In these pages every character brings to the Universe his universe part, where fears (“paure”) lives and cruel battles are fighting now in solitude and silence, now between friendly eyes and helper gazes.

And the gaze is arbiter of a match where the attention goes from the main characters gaze to the missing gaze of the others on the main characters.

Emilio tries to reduce the complexity in basic thoughts (“pensieri semplici”) and we sense these thoughts, thoughts that seem tangible and real.

Enrica, with her known eyes, returns from the past with her elegance and her ability to create charm (“incanto”) and if on the one hand she remains tied to the reality, on the other hand she produces new nourishment.

Matteo studies the medical papers and he speaks in English; after a jump in the empty space, he finds the courage to stop the whirling wheel where he coexisted and he chooses an option less clean, but, maybe, more appropriate to the reality.

The character of the characters is the Group (“il Gruppo”). It is a parachute, an unconditional support which listens with attention the body signals.

We attend a way of training of the animal which scratches our inside walls, it bares its teeth, it knocks against a bones cage. This animal alarms and distances who is not ready to look the disease in the face. This animal influences and shapes the time.

Every chapter has a title that seems an ax, which creates a scar for a narrative completeness in a line.

There are sentences in this book that are safety anchors and pearls to use in the high tide moment. And the writing becomes a precious joint of evoking and sensational images.

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