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Io sono tipicamente piemontese: perennemente puntuale, basso profilo, nessun vanto per le piccole e grandi mandorle che realizzo.

Non amo pubblicare mie foto perché voglio vivere di ricordi.

Non amo pubblicizzare troppo ciò che faccio perché non voglio sottrarre tempo alla perfezione.

Non amo stare sempre connessa perché voglio respirare e la rete, con la sua frenesia, mi soffoca.

Mi rendo conto però che a livello imprenditoriale il mio comportamento non è vincente: dovrei essere più commerciale e meno di nicchia. Ma spero sempre che gli altri si accorgano e riconoscano il mio lavoro, il mio impegno, la mia passione. Gli altri… Quante volte riversiamo attese, speranze, desideri, rimorsi, rimpianti sugli altri?

Oggi però voglio riconoscere tutto ciò che faccio e che ruota intorno a questo spazio virtuale.

Voglio riconoscere il mio lavoro certosino di lettura, fatto di appunti, sottolineature, cerchietti, annotazioni fugaci, notti che durano una manciata di ore.

Voglio riconoscere il mio lavoro di scrittura, fatto di bozze, correzioni, revisioni, forma e sostanza.

Voglio riconoscere il mio lavoro di organizzazione e coordinamento, le mie idee, il mio crearmi da zero.

Voglio dirmi: «Brava!» per tutte le letture ad alta voce che eseguo negli ospedali e in U.N.I.Vo.C. e che ho eseguito all’ultimo “Salone Internazionale del Libro” di Torino. E poco importa se le persone ad ascoltare sono una, tre, dieci, venti. Il mio impegno e la mia passione sono sempre gli stessi.

Voglio rivolgere il mio cuore a Luca, colui che, con immensa pazienza e calma, mi sta vicino da anni e ferma quella vorticosa giostra su cui salgo ogni mattina appena sveglia.

Voglio rivivere i sorrisi dei miei compagni di viaggio.

Voglio rivivere le chiacchierate complici.

Voglio rivivere ogni singolo momento.

Voglio godermi l’emozione di una poesia letta ‘vis à vis’ da una persona che seguo con esuberante affetto.

Ma tra la dolcezza della soddisfazione, s’insinua l’amarezza del sospetto che forse avrei potuto fare di più.

Piccole considerazioni di una cura maniacale del dettaglio. Ma non perdiamo il filo del discorso.

Oggi accudisco il sogno di vivere di libri, di persone, di pubbliche relazioni, di organizzazione di incontri e di eventi.

Perché adoro valorizzare chi ho davanti e fare tornare tutto ciò che deve tornare. Adoro correre come una pallina gialla in un flipper luminoso e – tra una partita e l’altra – cercare il mio spazio nel mondo, con la speranza che nessuno tolga la corrente e che tutto questo possa continuare ancora per molto tempo.

Signore e Signori, grazie! E’ andato in scena l’elogio di “Tre Mandorle al Dì”!

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I am an authentic Piedmontese: I am on time, I keep a low profile, I don’t take pride in my big or small almonds that I create.

I don’t love to post my pictures because I want to live with my memories.

I don’t love to promote every project that I do because I don’t want to steal time from the perfection.

I don’t love to stay connected every minute because I want to breathe and with its frenzy the web suffocates me.

I know that in the business world my behaviour is not winning: I should be more commercial and less market niche. But I always hope that other people notice and recognise my work, my diligence, my passion. The others… How many times do we pour waits, hopes, desires, regrets on the others?

But today I want to recognise what I do and everything that orbits around my virtual space.

I want to recognise my detail-oriented job when I read a text, a job built with notes, underlines, small circles, fleeting annotations, nights of a handful of hours.

I want to recognise my writing job, a job built with drafts, corrections, revisions, style and essence.

I want to recognise my work of organisation and coordination, my ideas, my departure from scratch.

I want to tell myself: «What talent!» for my reads in a loud voice in hospital, in U.N.I.Vo.C., in the last “Salone Internazionale del Libro” of Turin. And it’s not important if the listeners are one, three, ten, twenty. My love and my passion always are the same.

I want to donate my heart to Luca, who, with immense patience and calm, stays with me from ages and he stops the swirling carousel where every morning I get in when I wake up.

I want to remember the smiles of my travel companions.

I want to remember the appealing conversations.

I want to remember every moment.

I want to enjoy the emotion of a poem read ‘vis à vis’ by a person who I follow with vivacious affection.

But in my mind there is a space now for the sweetness of the satisfaction, now for the bitterness of the doubt that I didn’t do enough.

These are small considerations of an obsessive attention to details. But we don’t lose the line of discussion.

Today I take care the dream to live of books, people, public relations, organisation of meetings and events.

Because I love to give value to my interlocutor and I love to do planning for the best result. I love to run as a yellow ball in a bright pinball machine and – among the matches – to find my space in the world, with the hope that nobody turns off the power and all this continues for a long time still.

Ladies and Gentlemen, thank you! You were present at the praise of “Tre Mandorle al Dì”!

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