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Negli anni ho maturato una convinzione che ogni giorno provo a mettere in discussione. Questa convinzione parte da due quesiti: «Cosa si intende con il termine casa?» e, susseguentemente, «Qual è la mia casa?».

E’ casa l’edificio in cui viviamo? E’ casa la nostra famiglia? E’ casa la nostra terra di origine?

E’ casa un muro, un giardino, un cortile? E’ casa un biglietto di auguri, una torta di mele, una canzone? E’ casa una professione, una scrivania, un telefono?

Io sono sentimentale, emotiva, difficilmente malleabile dalla razionalità e per me casa è dove ci sono persone che mi fanno stare bene, che mi fanno sorridere, persone che riempiono il vuoto che ognuno di noi conserva di nascosto e gelosamente dentro di sé.

E’ proprio questa tematica che viene letteralmente espressa nel libro “Casa di carne” di Francesca Bonafini.

Conosciamo già quest’autrice e il suo stile sanguigno di narrazione, stile che tra queste righe crea insenature in cui è difficile nascondersi, in cui Angela non vuole nascondersi.

Angela che ci apre le porte della sua vita e dei suoi pensieri e ci mostra come le parole possano essere vive ed essere spremute per fornirci il succo di ciò che stiamo vivendo e provando.

Parole che vengono cercate per comprendere, per diventare parte di un tutto. Parole che diventano storie fatte persona attraverso visi spogli e incontro di occhi che accendono di luce un cammino.

Lettere consecutive che formano la parola “amore”, sentimento che va vissuto in maniera piena e completamente adorante, scontrandosi – inevitabilmente – con le difficoltà dei rapporti interpersonali, siano essi intrecciati con donne, siano essi intrecciati con uomini.

Amore che deve essere una costante che assume ogni sfumatura, ogni contorno, ogni figura. Amore che talora ha la capacità di diventare un fagotto vuoto, ma straordinariamente pesante, che ci ostiniamo a tenere con noi. Amore che rifugge un costruito concetto di normalità masticato fuori dai denti.

E poi succede che l’amore incontra le passioni, che la carne incontra altra carne, che la casa risulta trovata e abitata. E succede che l’amore spinge a forzare le pareti del cuore, a superare i confini, a trovare una goccia di acqua per sopravvivere quando dentro l’anima avanza il deserto.

E allora forse non può essere sufficiente una coordinata geografica per riempire di senso la parola casa, casa a cui, ciascuno a proprio modo, Miriam, Alessio, Giovanni e Tiago un senso lo hanno dato.

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During my life I came to a conviction that every day I try to bring into question. This conviction starts from two questions: «What do you mean with home?» and, therefore, «What is my home?».

Is it home the building where we live? Is it home our family? Is it home our native land?

Is it home a wall, a garden, a courtyard? Is it home a greetings card, an apple pie, a song? Is it home a profession, a desk, a telephone?

I am a sentimental and emotional person, for me the rationality haven’t appeal. So, in my mind home is a place where people who love me live, who give me a smile and fill the empty that everyone hides inside jealously.

And this fascinating subject is expressed in Francesca Bonafini’s book “Casa di carne” (Home of flesh).

We know this author and her passionate style of narration, style that, in these lines, creates creeks where it is difficult to hide yourself, where Angela doesn’t want to hide herself.

Angela opens the doors of her life and her thoughts for us and she shows us how the words can be alive and pressed to give us the juice of what we living and feeling.

Words researched to understand, to become part of a world. Words that become stories by human lineaments with bare faces and meeting of eyes which light a walk.

Consecutive letters that create the word love (“amore”), a sentiment to live completely and in adoring way, inevitably colliding with the complexity of human relationships both feminine and masculine.

Love that has to be a constant which acquires every shade, every profile, every figure. Love that sometimes becomes an empty and heavy bundle which we insist to hold with us. Love that spurns a contrived idea of normality chewed without mincing words.

And then, the love meets with the passions, the flesh meets with other flesh, the home found and populated. The love pushes to force the heart walls, to exceed the borders, to find a drop of water to survive when inside the soul the desert progresses.

Then, perhaps it is not sufficient a geographic coordinate to fill of sense the word home, when Miriam, Alessio, Giovanni and Tiago, with their mode, gave a sense to it.

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