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E’ noto il mio amore per “il Circolo dei lettori”, un luogo dall’aura magica, dalle pareti che sussurrano parole, dai pavimenti che trasudano storia, dai soffitti che proteggono dalla pesantezza del cielo.

Questa sede ha la capacità e il merito di spalancare gli orizzonti verso argomenti impensati. E proprio uno di questi è in mostra – fino al 12 aprile 2017 – nell’accogliente e incantevole Sala Artisti.

Io qui sottoscritto. Testamenti di grandi Italiani” è un’esposizione “itinerante” delle ultime volontà di personaggi che hanno lasciato un segno tangibile anche dopo la loro dipartita. Il mio personale ringraziamento va al Notaio Giulio Biino che ci ha accompagnato in un percorso, culminato con questa mostra, dedicato alle storie e vicissitudini legali di quattro uomini che si sono contraddistinti, a loro modo, nella storia della nostra Italia.

Fino a qualche anno fa pensavo che le persone fossero eterne e che i miei affetti più cari sarebbero sopravvissuti a me. Purtroppo la realtà mi ha presto esibito il conto e la mia colpevole e immatura certezza ha ceduto il passo alla consapevolezza dell’importanza di redigere un testamento.

Si tratta di un atto capace di creare sia un momento di vicinanza, quando esso verrà letto, sia un momento per raccogliere, intorno alle anime rimaste, ciò che nella vita il de cuius ha realizzato e che ora offre su un piatto di righe scritte a mano o con l’ausilio di strumenti meccanici.

Purtroppo questa descrizione, se vogliamo dal taglio poetico, talora non corrisponde a ciò che nella realtà si verifica e un lutto, già di per sé evento traumatico, diviene traghettatore di liti e cicatrici che – qualche volta – si potrebbero evitare.

Ciò che non va mai dimenticato è che dietro a uomini – che magari abbiamo avuto la fortuna di conoscere, che abbiamo studiato o di cui abbiamo letto sulle riviste – si cela sempre una persona. Una persona con le sue fragilità e debolezze, una persona che, in un determinato momento (o in più frangenti della propria esistenza), decide di disporre di tutto ciò che resterà dopo di lei.

Il post vita viene così previsto, scisso in cespiti, patrimonialmente suddiviso, tecnicamente incasellato in nomi e valori. O forse no o meglio non solo. Forse quelle parole vogliono imprimere un lascito emozionale, un segno eterno della grandezza che contraddistingue un animo nobile che ha il potere di sopravvivere alla morte.

E così dalla scrittura piccola e ordinata di Giovanni Agnelli Senior con il suo pensiero per il prossimo, passiamo alla calligrafia, dalle dimensioni decisamente più imponenti, di Gabriele d’Annunzio con il suo desiderio di cura delle sue opere presso il “Vittoriale degli Italiani”.

Dalle lacrime trattenute a stento per la lettera-testamento di Giorgio Ambrosoli e il suo amore per Anna e i suoi figli, volteggiamo sulle volontà, scritte anche per punti, di Giuseppe Verdi e la sua semplicità che non ha escluso nessuno.

Da dietro un vetro sfioriamo le pieghe più intime delle vite di grandi persone che, nel loro ultimo atto di abbraccio alla vita, hanno esposto non soltanto il loro patrimonio, ma anche – e soprattutto – i loro affetti.

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My love for “il Circolo dei lettori” is famous. It is a charming place with its talking walls, its historical floors, its ceilings that protect us from the sky heaviness.

This location has the power to open our scenes towards unexpected arguments. One of these arguments is on show – until 12th April 2017 – in the comfortable and fascinating Sala Artisti.

Io qui sottoscritto. Testamenti di grandi Italiani” (The undersigned. Last wills and testaments of great Italians) is a travelling exhibit about the last wills of people who left a tangible sign after their passing away. I thank Giulio Biino, the notary who guided us in an itinerary about the stories and the legal vicissitudes of four great men that, in a different way, marked our Italian story. An itinerary that culminates in this exhibition.

Until 2014 I thought that people had been immortal and that my dear ones would be surviving to me. But the facts presented me the bill and my guilty and immature certainty gave way to the awareness of the relevance to make a will.

It is an act that creates an affinity moment, when the document will read and it makes a moment to gather around the alive souls what the de cuius realised in his life and now he gives on a plate made by handwritten or mechanical lines.

Unfortunately, sometimes this vision (maybe a poetical vision) doesn’t correspond with the reality of the occurrences, so a mourning is a traumatic event and a ferryman of fights and scars, which at times are avoidable.

We don’t forget that behind every famous man – who we knew in person or studied or read on newspapers – is always hidden a person. A person with his fragilities and vulnerabilities, a person who, in a specific moment or in different life moments, decides to organise everything that will remain after him.

The post-life is planned, it is divided in assets, it is shared, technically it is pigeonholed in names and values. Or maybe, those words want to leave an emotional bequest, an eternal sign of the greatness of the soul nobility who survives to the death.

We see the small and orderly writing of Giovanni Agnelli Senior with his thought for the neighbour and the majestic calligraphy of Gabriele d’Annunzio with his desire of care of his works at the “Vittoriale degli Italiani”.

From the stifled tears for the letter-will of Giorgio Ambrosoli and his love for Anna and his offspring, to the wills, written with points too, of Giuseppe Verdi and his simplicity that excluded nobody.

Under the glass we touch lightly the intimate creases of the lives of great people, who – in their last act to hug the life – show their property and, especially, their affections.

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