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Quando il freddo pungente bussa alla finestra, quando le luci dietro le tende sono sinonimo di una presenza accogliente e quando la neve pizzica il viso, bagnando i capelli che furtivamente scappano dal berretto, l’unica soluzione è quella di correre su per le scale, infilare la chiave nella toppa e rifugiarsi tra i caldi sguardi di chi ci vuole bene, godendoci la terza mandorla letteral-natalizia.

Oggi il protagonista è il riso perché ridere di gusto e di cuore sta diventando una rarità. Spesso, infatti, rimaniamo ingessati nel nostro ruolo, finendo così per dimenticare quanto sia bello abbandonarsi alle emozioni spontanee e sincere.

Ecco perché in questo mercoledì il mio pensiero va a tutte le persone che non rinunciano al sorriso, quello fatto di nascosto, quello appena accennato, quello che illumina gli occhi, quello che parte da dentro e che, fragoroso, esplode nel suo potente splendore.

Il retrogusto della mandorla odierna può essere assaporato piano – come una cioccolata calda sorseggiata seduti su un morbido cuscino davanti a un camino scoppiettante, oppure bruciato velocemente – come il fiammifero usato per accendere le candele aromatiche per creare la giusta atmosfera.

Piglia un uovo che ti sbatto” di Dario Benedetto è un’arma emozionale che distribuisce luce a chi ha la fortuna di maneggiarla. Immagino un gruppo di amici con un bicchiere di vino rosso in una mano e questo libro nell’altra, in un ambiente rilassato che profuma di dolce, echeggia di entusiasmo e sa di bellezza.

Ed è proprio la bellezza della vita in ogni sua forma a scorrere tra le pagine, pagine attraverso cui possiamo sbirciare nella casa dei pensieri per osservarli al microscopio e, ingrandendoli a piacimento, illuminare ora quell’angolo di intimità, ora quello spazio raccolto dove essere se stessi.

Queste righe non sono solo sorriso, sono anche musica perché è capitato a tutti di associare un vissuto particolare a un insieme di note. Del resto, credo sia naturale riportare un momento a una canzone, così come credo sia inevitabile che quella canzone ci ricordi quel momento. Quel momento che diventerà un ricordo e che riempirà uno dei vagoni del treno che viaggia lungo i binari passionali della nostra mente e del nostro cuore.

Così, diventa fondamentale chiudere gli occhi, sedersi al di là delle rotaie e rivivere questi ricordi, siano essi intimi e legati ad avvenimenti familiari, giovanili e in chiave rockettara, gastronomici e caratterizzati da un guizzo che non ti aspetti, femminili e inneggianti alla donna, relazionali e condizionati da ‘quella’ sindrome mensile, tecnologici e connessi a quella bonaria malinconia del tempo andato che ogni tanto ci prende, animali e graffianti nel loro modo di essere prìncipi, economici e delimitati da numeri che tutti guardiamo attentamente.

Ma i vagoni non finiscono qui e se alcuni sono dipinti con cromie ilari, altri sono tinti con le sfumature del mare perché sotto la superficie di una bocca increspata si nasconde un profondo fondale dove non sempre la luce penetra, ma, quando le ancore del buonumore verranno gettate, quel fondale non potrà che risplendere.

Perché per fare ridere davvero l’introspezione è imprescindibile e Dario è una dolce sonda che scende nelle profondità per estrarre quella goccia di essenza indispensabile per vivere la vita come si deve.

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If the biting cold knocks at the window, if the lights behind the curtains mean welcoming presence, if the snow bites the face and wets the hair come out from the cap, there is only one solution: to hurry up the stairs, to insert the key in the keyhole and to take refuge in the warm gazes of people who love us and so to enjoy the third Christmas literary almond.

Today the protagonist is the laughter because to laugh heartily is becoming a rarity. In effect, we often recite our role and we forget the beauty to live spontaneous and authentic emotions.

That’s why this Wednesday I think of people who adore the smile: the hidden smile, the mentioned smile, the smile that illuminates the eyes, the smile that bursts into its potent splendour.

The almond aftertaste may be savoured slowly, like a hot chocolate sipped on a soft pillow when the flame crackles, otherwise it may be burned quickly, like the match used to light aromatic candles to create the right climate.

Dario Benedetto’s work – “Piglia un uovo che ti sbatto” (You pick an egg that I beat you) – is an emotional arm that distributes light to people who handle it. I imagine a circle of friends with a red wine glass in a hand and this book in the other hand, in a relaxed space that scents of candy, resounds of passion and smacks of beauty.

Just this beauty of the life flows between the pages: we peek into the thoughts room to observe them with the microscope, increasing and illuminating now that privacy corner, now that place where to be yourself.

These lines aren’t smile only, they also are music because each of us links the past to notes. After all, I think that it is natural to take back a moment to a song, so that song will remember us that moment. And that moment will become a memory and it will live in one of the carriages of the train which travels on our passionate rails.

In this way, it is fundamental to close the eyes, to sit down beyond the rails and to relive these memories. They can be private (they are very close to the family), young (they are in rock terms), gastronomic (they have an unexpected leap), feminine (they exalt the woman), relational (that monthly syndrome influences them), technological (they have a link with a sporadic and good melancholy), animal (they are scratchy in their way to be princes), economic (everyone sees the numbers carefully).

But there are carriages again and someone painted with cheerful colours and someone dyed with sea shades because under the ruffled mouth surface there is a deep sea bottom where the light doesn’t always penetrate. But the sea bottom will shine when good humour anchors will arrive.

Because the introspection is inescapable to amuse and Dario is a sweet probe that descends in the depths to extract the drop of essence which is necessary to live the life as it should be.

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