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Quando capita di avere tra le mani un libro bello, le pareti della stanza diventano pagine scritte pronte per essere lette e amate.

E io amo Elena Mearini, un’autrice raffinata e talentuosa. Adoro la sua scrittura e la sua compiuta armonia nel dipingere, senza fronzoli, la vera essenza delle persone.

Il suo romanzo – “A testa in giù” – costruisce un labirinto di fiori dove a ogni passo si scopre un pezzettino di se stessi grazie al pezzettino che l’altro ha condiviso di sé.

La storia narrata è talmente densa e preziosa che diviene naturale cercare di ricordare ogni singola parola. Le vite descritte sono così straordinarie da portare a usare la grafite per fare saltare tutte le maschere e lasciare in evidenza quel malessere, quel dolore nascosto dalla bocca, ma manifestato quotidianamente dal corpo.

Ci vuole pazienza, ci vuole attenzione, ci vuole amore per mettersi accanto all’altro e guardare il mondo con i suoi occhi.

Certo, i legami di sangue dovrebbero conoscere la strada privilegiata per raggiungere il cuore; dovrebbero essere loro i puri detentori di quel sentimento per cui lottiamo ogni giorno. Purtroppo però capita che quella strada dalla segnaletica speciale sia deviata; così, nel cercare di mantenere l’orientamento, si può non sentire quel richiamo che si fa sempre più lontano e ci si può perdere. Smarrendosi, si rischia anche di non accorgersi della bellezza che ci viene incontro.

Perché la bellezza non è solo un qualcosa di oggettivamente visibile. La bellezza è anche un universo interiore fatto di gesti ritmici conditi da parole silenziose, un mondo di riflessioni profonde che trovano la loro immagine speculare in oggetti di uso comune.

Se i meccanismi mentali seguono sentieri irti, viene da chiedersi quali scie luminose seguano i pensieri di un ragazzo fuori dal comune (Gioele), al di là di ogni ragionevole etichetta medica.

E così, da un lato trova dimora il silenzio, silenzio che non è mai assenza di suono, ma è un comunicare su un altro livello, un livello che crea la base su cui costruire la parola. Parola che si forma, che vaga, che diventa personale, che si medita e che alla fine esce, colpendo con associazioni dirompenti.

Dall’altro lato, invece, c’è il magma di emozioni sopite, di sensazioni coperte, di voci che riscaldano quel silenzio finendo per colmare una richiesta di amore.

Perché è l’amore che ci fa sentire sazi, che ci appaga, che ci intreccia con l’esistenza dell’altro. E’ l’amore che avvolge, isolandolo, qualsiasi disagio e che ci rende parte di un tutto, salvandoci.

Tutti noi portiamo un fardello che ci ha marchiato. Tutti noi istintivamente chiudiamo a chiave dietro una porta scura il nemico che offende a tradimento. La rinascita, però, spesso attende oltre il buco della serratura e quando si incontra una persona come Maria ecco che la porta scura si spalanca e una luce colorata non può che segnare un nuovo inizio.

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When you have a nice book in your hands, the room walls become stamped pages to read and love.

I love Elena Mearini. She is a polished and talented author. I love her writing and her full harmony to paint the true essence of the people without frills.

Her novel – “A testa in giù” (At head first) – builds a flowers labyrinth where, step by step, we discover a little part of us thanks to the other person who shares her little part with us.

The story is dense and precious and it is natural to try to remember every word. The illustrated lives are extraordinary and it is easy to use the lead to uncover the masks and to highlight that pain which the mouth hides and the body shows.

To need patience, attention, love to stay near the other and to understand the world with his eyes.

Surely, blood bonds would have to know the favoured way to reach the heart; they would have to be the pure holders of the sentiment that we search every day.

Sometimes, the road – with its special road sign – has deviated; so, trying to maintain the direction, it is possible to not hear that call and to lose oneself. It is also possible to not see the beauty that advances.

Because the beauty is not only objective, but it is also an inside universe with its regular gestures, quiet words and deep considerations which find its specular image in common things.

The mental inner workings follow specific ways; Gioele, a special guy, follows his bright trails, beyond every reasonable medical tag.

And so, on the one hand there is the silence, which never is sound absence, but it is a communication on other level that creates a base for the speech. The word is born, it wanders, it becomes personal and it comes out with explosive associations.

On the other hand there is the magma of asleep emotions, covered sensations, voices that reheat that silence and fill a love request.

Because the love satisfies us, it links our life with an other life. The love wraps and isolates every discomfort and it saves us making part of a whole.

Everyone carries a burden that locks behind a dark door. But the rebirth awaits beyond the lock hole and when we meet a person like Maria the dark door opens wide and a coloured light marks a new beginning.

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