Tag

, , , , , , , , ,

La cattiva reputazione

Il 12 maggio 2016 è una data da cerchiare con la penna rossa su agende e calendari. Mi raccomando, usate la penna delle grandi occasioni perché – con “La cattiva reputazione” – Francesca Bonafini scava, va giù a fondo, apre tutte quelle porte che teniamo sotto chiave e punta un riflettore su argomenti che smuovono atomi umani e che cercano nel sangue risposte che non vediamo o che non vogliamo vedere.

Siamo tutti chiamati in causa perché tutti nella vita abbiamo avuto un momento di “cattiva reputazione”. Non ci vuole molto, alla fine. Basta una frase detta, un gesto compiuto, un amore vissuto, un sospetto di incomprensione, un’innocua leggerezza, un momento di noia.

E’ una visione intimista frammentata in una moltitudine di pieghe, quella che ci offre l’autrice. E’ uno scandagliare il convenzionalismo, le apparenze, il condizionamento livellante del giudizio altrui, il far emergere il lato bene farlocco delle persone.

Tutti in piazza per dare in pasto alla gente famelica il lato buono, quello da esibire, quello che dovrebbe suscitare l’invidia altrui. Il lato oscuro, quello più brutale, quello che esprime la natura cruda e vera dell’essere, invece, va tenuto nascosto, celato e subìto solo da chi ci sta accanto e ci vive quotidianamente. Del resto, è facile trovare il marcio, ipotizzato e presunto, negli altri; meno facile sentire il cattivo odore delle nostre azioni e delle nostre considerazioni.

Nina percorre chilometri fuori e dentro di sé, travolta da pensieri pungenti e domande penetranti. Nina è donna d’altri tempi: scrive lettere su carta, conosce la detonazione di un sorriso, prova la lacerazione e il conseguente sanguinamento dell’amore. Ma è sufficiente un mero corpo a placare, soddisfacendo, quella fame e quella sete di amore? O serve quel diverso nutrimento che non ti fa arrendere davanti a situazioni di comodo potenzialmente anestetizzanti e portatrici di briciole sentimentali?

Nina è il nostro specchio: ci fa assaggiare con la forchetta l’insipidezza delle parole vuote dette solo per riempirsi la bocca e ci fa sentire l’importante peso specifico dell’amore, qualsiasi forma esso assuma. Perché l’amore non è solo quel Giorno, non è una calcolatrice. L’amore non può essere un sorridere alla finestra quando sotto al davanzale ci sono i cocci di una vita frantumata insieme al servizio di porcellana.

Quello a cui assistiamo è un incrocio di cammini e di percorsi dove ognuno cerca il proprio posto nel mondo provando a rispondere alle tante questioni spinose, con la certezza che l’affetto sincero, il rispetto e un buon bicchiere di vino saranno compagni di viaggio indispensabili.

Alzare la testa, e guardare oltre il destino dagli altri cucitoci addosso, si può, si deve. Come ha fatto Silvia.

E allora, non facciamoci tagliare le ali dalle aspettative degli altri, perché loro, gli altri, forse hanno già le ali spezzate. Sorridiamo di quelle che il popolo pettegolo potrebbe definire minuzie perché quelle abitano il nostro cuore e come lucciole luminose ci indicano la via nel buio più pesto.

§ § §

12th May 2016 is a very important date and you have to mark it with a red pen in every planner and calender. With “La cattiva reputazione” (The bad reputation), Francesca Bonafini reveals, opens the doors – that we keep locked up – and lights up themes which turn over human atoms and try the answers in the blood.

Everyone is implicated because everyone has had a bad reputation moment. It is easy. It is sufficient a phrase, a gesture, a love, a doubt, a carelessness, a boring situation.

It is a deep vision that brings to light numerous turns. The author sounds out the conformism, the appearances, the people conditioning, the people fake positive side.

People take the streets to exhibit their positive side, but the same people hide their negative side inside the house walls. It is simple to see the rot in other human beings, but it is not simple to see the bad smell of our operations and considerations.

Nina covers kilometres inside and out herself: she is overwhelm by a rush of thoughts and questions. Nina is different: she writes letters, she knows the smile detonation, she experiences the tear of love. But is it sufficient a body to satisfy the love desire? Or do we need a different nutriment to not capitulate in front of accommodating and bearer of sentimental scraps situations?

Nina is our mirror. She brings us to taste the insipidity of the empty words and to feel the specific weight of the love. Because the love is only not a wedding day, it isn’t a calculator. The love cannot be a smile behind the glass when under the windowsill there are the life and porcelain pieces.

We attend a crossroad of ways and routes where everyone search their own place in the world with the guarantee that the authentic affection, the respect and a good glass of wine will be essential fellow travellers.

We can raise our head and we can run away from the destiny which somebody has sewn for us. We have to do it, like Silvia.

So, the people expectancies must not cut our wings because people wings maybe have already cut. We smile at the details because they live in our heart and they tell us the way.

Annunci