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Fashion_Torino

Sia che cammini per le strade sia che frequenti luoghi particolarmente affollati, adoro perdermi nei dettagli che rendono unica una persona e riflettere sulla storia di una scelta, investa essa un abito, un gioiello o un pigmento sulla cute.

Tutto è stile. Tutto è manifestazione concreta e tangibile della nostra personalità. Anche se talora non ce ne rendiamo conto, con il nostro corpo comunichiamo e con abiti, accessori e personali segni distintivi mandiamo, più o meno consapevolmente, dei messaggi. La stessa scelta dei colori diventa un biglietto da visita con il quale esteriorizziamo lo specchio del nostro mondo interiore.

A Torino, nella splendida cornice della Corte Medievale di Palazzo Madama, fino al 02 maggio 2016, è possibile riempirsi gli occhi di immagini dal retrogusto evocativo visitando “Fashion. Moda e stile negli scatti di National Geographic”.

Strizzando l’occhio a contesti apparentemente diversi dal nostro, si compie un viaggio all’interno della tradizione, del potere, della sensualità, del contrasto formalmente assordante fra una pelle priva di veli e una pelle protetta dal tessuto.

C’è un prima e un dopo, un’ordinarietà che cede il passo all’occasione unica, una ricerca eccessiva di originalità che lotta con consuetudini radicate e dense di significato.

E’ un’esplosione di riflessioni questa mostra di fotografie che ci consente di ammirare la tradizionale e composta eleganza, al momento del rito del tè, di tre geisha dalle gote vivide, in un gioco di colori, più o meno profondi, particolarmente affascinante (“Eliza R. Scidmore – Giappone 1918”).

Possiamo anche perderci nella calcolata perfezione contemporanea di una giovane donna che, tramite le sue scelte di stile, sembra comunicare di essere arrivata, e forse anche realizzata, in un’ipotetica scala sociale. Qui ogni dettaglio richiama concetti celati: dal vestito gioiello alle labbra dipinte con la tinta corallo, dal vistoso anello alla sigaretta tenuta sapientemente tra le dita. Nulla è lasciato al caso e tutto collima in una precisa idea che di sé si vuole dare (“Robin Hammond – Nigeria 2014”).

C’è spazio anche per la sensualità, ma una sensualità dolce, quasi casta. Un gesto unidirezionale che meraviglia e che infiamma la naturalezza della geisha nell’atto comune di mangiare. Il viso bianco, le bacchette nere, il colore del tofu meno candido della pelle della fanciulla e, infine, il rossetto rosso, scientemente passato solo sul labbro inferiore, vanno a fermare in un’immagine un momento di pura magia (“Chris Johns – Giappone 1983”).

Ma il fashion deve trovare casa anche nella vita di tutti i giorni, piegandosi alla richiesta di funzionalità insita in ogni realtà professionale. Così, quando la terra e la vita vissuta marchiano uno sperone di uno stivale, la quotidianità trionfa sulla straordinarietà e diventa bellezza da esibire (“Steve Raymer – Stati Uniti 1941”).

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When I walk the roads and when I stay in crowded locations I always get lost in the people details and I love to reflect about the story of a choise of a dress, a jewel, a tattoo.

Everything is style. Everything is a real expression of our character. We communicate with our body and gowns, accessories and individual signs produce the messages. The same colours choice is a business card and with this we show our inside world.

In Turin, in the Corte Medievale of Palazzo Madama, until 2nd May 2016, it is possible to visit (and to fill our eyes with evocative images) “Fashion. Moda e stile negli scatti di National Geographic” (Fashion. Style in National Geographic pictures).

Here, we travel inside the tradition, the power, the sensuality, the conflict between the skin without veils and the skin covered with fabric.

There is an ordinary nature that surrender to extraordinary nature. There is an excessive research of novelty that fights against rooted and significant customs.

This photographic exhibition is an explosion of thoughts. It consents us to admire the traditional and steady elegance of three geisha girls at the tea moment. The colours are very fascinating and the girls cheeks appear alive (“Eliza R. Scidmore – Japan 1918”).

We can get lost in the calculated contemporary perfection of a young woman. She seems a successful woman and her details recall hidden concepts. Nothing is random: the dress, the coral lips, the considerable ring, the cigarette between the fingers. Everything is useful to offer a clear image of this woman (“Robin Hammond – Nigeria 2014”).

The sensuality also is here, but it is a sweet and innocent sensuality. An one-directional action that inflames the naturalness of the geisha girl at the eating. The white face, the black chopsticks, the tofu colour (it is less white than the girl skin) and the red lipstick are a magic moment stopped in a picture (“Chris Johns – Japan 1983”).

But the fashion has to find a place every day. It has to be functional for every professional situation. So, when the terrain and the past life brand a spur of a boot, the daily moments triumph over the special moments and they become a beauty to show (“Steve Raymer – United States 1941”).

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