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ti leggo perché

A me leggere piace e, insieme a scrivere, è la mia porta sul mondo. Mi piace leggere in solitudine (nel letto o sul divano sotto una calda copertina) o in treno (isolandomi dalle altre persone) oppure ad alta voce davanti a un numero variabile di ascoltatori.

Sono parte del progetto “ti leggo perché” de “Il Circolo dei lettori” e ne sono orgogliosa, poiché entrare in una struttura ospedaliera con il solo obiettivo di rubare almeno un secondo il pensiero di una persona alla malattia non ha prezzo.

Grazie ai momenti formativi che vengono organizzati (l’ultimo – splendido – la settimana scorsa con Enrico Gentina), noi volontari per la lettura possiamo migliorare continuamente e offrire – attraverso le storie che leggiamo – una manciata di minuti in una realtà diversa e immaginabile.

Secondo me, tre sono i momenti importanti nella nostra attività di volontariato:

  1. La scelta del brano da proporre. Le righe che pensiamo di volere leggere devono sì rispondere a determinati requisiti, ma devono anche sposarsi con quello che noi siamo, senza snaturarci. Il libro che scegliamo è come un vestito: quando entriamo in un negozio proviamo capi che non abbiamo creato noi e compriamo quelli che meglio si armonizzano con la nostra figura. Il libro segue la stessa logica: nel momento in cui leggiamo un brano che fa per noi, entriamo in relazione con esso e con le parole che altre persone hanno scritto.
  2. Il rapporto con i nostri ascoltatori. Quando si varca la soglia di una sala d’attesa di un ospedale occorre farlo in punta di piedi perché la nostra presenza è impalpabile come il battere di ali di una farfalla e prorompente come il rombo di un motore di una macchina sportiva. Chi è lì non ci sceglie e magari non ha nemmeno voglia di ascoltarci, ma con il nostro sorriso, il nostro racconto sotto il braccio, la nostra presenza fisica e la scelta della nostra posizione nella stanza possiamo fare la differenza.
  3. Il potere della voce. Siamo sempre circondati da suoni e da voci: quante volte, impegnati in altre faccende, solleviamo il capo perché una voce, più o meno gradevole, ha attirato la nostra attenzione? Nella nostra esperienza, la voce è un suono che fa da ponte fra il testo che abbiamo in mano e le persone che ci ascoltano. Con la voce rimandiamo un senso narrativo, diamo consistenza ai personaggi che abitano le righe che abbiamo scelto e ritmiamo la storia. Nel momento in cui leggiamo, personifichiamo delle parole e dobbiamo farlo bene, lasciando che sia il testo a raggiungere il cuore di chi ci ascolta.

La prossima volta, quindi, prima di cominciare, facciamo un sorriso e concentriamoci con un respiro profondo. Dopo, diamo inizio alla lettura con il cuore e con la voce.

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I love reading very much and, with composition, it is my doorway to the world. I like to read in a lonely place or in the train. But I also love to read with a loud voice in front of a variable number of listeners.

I am part of the project “ti leggo perché” (I read you because) realized by “Il Circolo dei lettori” and I am very proud because to enter a hospital room, with the aim to steal for a second the thought of a sick person to the illness, is priceless.

Thanks to the training meetings (last week the last date organized with Enrico Gentina was very beautiful), we volunteers for the reading can improve over and over again and, with the reading, we can offer a handful of minutes in a different and imaginable reality.

In my opinion, there are three important moments in our voluntary work:

  1. The choice of the piece. We must read qualified pieces balanced with what we are. The book is like a dress: when we come in a shop, we try on and we buy the dress that it is perfect for us. The book follows the same logic: when we read a perfect piece, we create a rapport with words written by different people.
  2. The relationship with our listeners. When we enter a hospital room, we must be discreet because our presence is impalpable like the flight of a butterfly and unbridled like a rumble of a sporty car. The listeners don’t choice us and maybe they don’t want to listen to us, but with our smile, our story, our presence and our place in the room, we can make a difference.
  3. The power of the voice. We are always inundated with sounds and voices and in our experience the voice is a bridge between the selected text and the listeners. With our voice, we return a narrative meaning, we start off a characters and we pulse the story. When we read, the words take a shape and we must do it very well, leaving the piece free to arrive at the people heart.

Therefore, before starting, we do a smile and a deep breath. After reading with heart and voice.

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