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Parete Fondazione Merz

Oggi inauguriamo il primo appuntamento dedicato a “tutttovero. Torino 2015. La nostra città, la nostra arte”, una mostra curata da Francesco Bonami e dislocata in quattro sedi diverse di Torino e provincia (Fondazione Merz, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino).

Se la compenetrazione di collezioni è interessante, lo sono ancora di più il taglio ricercato e lo spunto riflessivo che ogni sito espositivo rimanda in relazione al concetto di verità applicato all’arte.

Le tre mandorle odierne sono tre opere presenti in Fondazione Merz fino all’11 ottobre 2015 e mi piacerebbe introdurle attraverso delle domande, in modo che, se accetterete la ‘sfida’, l’unica risposta sarà quella di andarle a vedere con i vostri occhi.

E’ un tavolo da lavoro o è semplicemente in attesa dei commensali? E se fosse una natura morta?

Ricca di significati ed espressione magistrale del tema della trasformazione è l’opera di Mario Merz del 2003 “Pietra serena sedimentata depositata e schiacciata dal proprio peso così tutto quello che è in basso va in alto e tutto quello che è in alto va in basso sopraelevazione e opera incerta di pietra serena”. Si tratta di un lavoro, esposto solo per 1/3, la cui superficie totale è pari a 43 metri, lo stesso valore che caratterizza il diametro della Cupola del Duomo fiorentino. Ma sarà vero? Qualcuno ha effettivamente misurato questo lavoro o dobbiamo fidarci della parola dell’artista? Sono, però, la frutta e la verdura esposte sulle pietre a salvarci da nuove domande, perché loro sì che sono vere! E questa reale verità è percepibile sia con l’olfatto (si sente il profumo di mele mature) sia con la vista (si cominciano a cogliere in superficie i segni del deterioramento dovuti allo scorrere del tempo).

E’ musica o qualcosa di diverso?

Anri Sala ci lascia a bocca aperta con un tamburo che sembra suonare da solo. E’ magia? E’ illusione? La realtà è più dura del previsto: dentro al tamburo vi è una cassa che diffonde la lettura di un elenco (censurato) di nomi di bambini palestinesi morti nel 2014 nel corso degli scontri verificatisi nella Striscia di Gaza. Le vibrazioni che vengono prodotte creano il movimento delle bacchette appoggiate sulla pelle del tamburo e il conseguente suono. Ma noi udiamo questi nomi? Li percepiamo? No, ma la voce che li legge è vera, così come il retrogusto amaro che “Names in the Doldrums” del 2014 ci lascia.

E’ quella guerra?

Di forte impatto emotivo è l’opera “Senza titolo” di Jannis Kounellis del 2009. E’ difficile trovare parole prive di emozione quando ci troviamo davanti a una serie di cappotti scuri schiacciati da massi di piombo a livello del petto, con una stringa laterale di scarpe vissute con e senza lacci. Quegli oggetti veri sono la guerra o si riferiscono alla guerra? Credo sia inevitabile pensare a chi quei cappotti e quelle scarpe ha indossato, riparandosi dal freddo e, forse, dalla crudeltà dell’essere umano. E sentire, così, un opprimente peso sul cuore.

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Today we inaugurate the first appointment of “tutttovero. Torino 2015. La nostra città, la nostra arte” (tutttovero. Turin 2015. Our city, our art). This is an exhibition curated by Francesco Bonami and it situated in four different places of Turin City and in province of Turin (Fondazione Merz, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino).

Every place offers us an interesting cause for reflection about the idea of truth in the art.

The three almonds of today are three works placed in Fondazione Merz until 11th October 2015 and I would like to introduce them through some questions, so, if you accept the ‘challenge’, you can only go to see these works.

Is it a worktable? Is it a table on hold of commensals? Is it a still life?

It is a masterful expression of the idea of transformation the work of Mario Merz “Pietra serena sedimentata depositata e schiacciata dal proprio peso così tutto quello che è in basso va in alto e tutto quello che è in alto va in basso sopraelevazione e opera incerta di pietra serena, 2003” (Pietra serena sedimented deposited and crushed by its weight so everything low goes up and everything up goes down raising and uncertain work of pietra serena, 2003). The one third of the total work is exposed and the total surface is 43 meters, the same size of the dome of Florentine Duomo. Is it true? Did anyone measure it? No questions for fruits and vegetables on the stones: they are authentic! And this real truth suffers the time goes and it scents of ripe apples.

Is it music or what else?

Anri Sala amazes us with a drum that seems to play alone. Is it magic? Is it an illusion? The reality is strong because in the drum a loudspeaker diffuses the read of a censored list of names of Palestinian children killed during the clashes in the Gaza Strip in 2014. The vibrations cause the movement of the drum sticks placed on the skin of the drum and, so, the sound. Do we hear these names? No, but the voice that reads the names is true like the bitter aftertaste that “Names in the Doldrums, 2014” leaves us.

Is it that war?

Senza titolo, 2009” (Untitled, 2009) is a strong work of Jannis Kounellis. It is hard to find words when we see a series of dark coats crushed by lead rocks at chest height, with a side strip of experienced shoes. Are those real things the war or not? The thought goes to people who wore those coats and those shoes, refuging from the cold and, maybe, from the inhumanity. Here, we can feel an oppressive burden at heart height.

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