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Arte urbana modenese

Modena è la mia città del cuore, è l’angolo dove mi sento davvero a casa. Non so spiegarvi il perché, ma è un luogo dove le mie paure e le mie insicurezze sembrano sbiadirsi e a volte scomparire. Saranno le sue bellezze e il suo cuore pulsante a farmi respirare sul serio? Oppure le sue vie e le sue piazze, impreziosite da scorci mai banali e da un esilarante umorismo gastronomico?

Chi lo sa, ma poco importa. Ciò che conta è che oggi vi porto ancora a spasso tra le sue meraviglie storiche, archeologiche e artistiche (se vi siete persi la ‘prima puntata’ potete rimediare cliccando qui).

Nei Musei civici (Sala Crespellani) è ammirabile – gratuitamente e fino al 27 settembre 2015 – “Le Urne dei Forti. Storie di vita e di morte in una comunità dell’età del bronzo”, un allestimento che – affiancando arte antica e innovazione tecnologica – consente di immergersi in un argomento, emozionalmente parlando, molto delicato e dal taglio profondamente intimo e spirituale.

Si può così scoprire che le celebrazioni sono un momento triste e utile al contempo, poiché servono sia al defunto per ‘passare’ a un’altra vita sia a chi subisce la dipartita per avviare quel difficile processo di interiorizzazione del lutto.

Attraverso l’interessante installazione realizzata in sala è possibile seguire il rito funebre della cremazione, passaggio necessario per purificare la persona scomparsa e avvicinarla alla divinità. Le fiamme, infatti, consumano il corpo del guerriero, ma non la sua spada, spada che viene nuovamente messa al rogo per essere – infine – spezzettata. I resti umani, invece, vengono sistemati in un’urna posata all’interno di un pozzetto. E proprio sopra questi pozzetti spesso vi erano collocati dei “ciottoli fluviali” con lo scopo di segnalare la presenza dei sepolcri.

Sia la necropoli di Casinalbo (con il suo rito crematorio) sia quella di Olmo di Nogara (di cui sono esposte una tomba maschile e una femminile dagli scheletri perfettamente conservati) consentono di riflettere sull’esistenza al di là della vita terrena, su come ci si avvicina a questo tema dalla forte componente emotiva (anche con i propri beni individuali) e, alla fine, su come ci si fa i conti.

Perché per chi resta è sempre difficile, troppo.

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Modena is the city of my heart. It is my house. I can not explain why, but it is a place where my fears and my hesitations seem to disappear. All Modena’s fault: its beauty, its pulsating heart, its streets and squares with not common glimpses and its gourmet humor.

Today I bring you among its historical, archaeological and artistic wonders (if you missed the ‘first episode’ you can click on here).

Into Musei civici (Sala Crespellani) is commendable – free and until 27th September 2015 – “Le Urne dei Forti. Storie di vita e di morte in una comunità dell’età del bronzo” (The Urns of Strong. Stories of life and death in a community of the Bronze Age), an outfitting that, with ancient art and technological innovation, pushes into a very delicate and intimate theme.

So the celebrations are a sad moment and useful moment at the same time because they help the dead to go to another life and the living persons to begin to internalize the mourning.

The interesting installation in the room explicates the funeral rite of cremation, a necessary step to purify and to go near the divinity the missing person. The flames, in effect, consume the body of the warrior, but not his sword. The sword burns one more time and then crusched. Human remains are placed in an urn put in a little well. And above these little wells they were often placed the “ciottoli fluviali” (fluviale pebbles), the signal of the presence of the tombs.

The necropolis of Casinalbo (with its cremation ritual) just like the necropolis of Olmo di Nogara (with theirs male and female tombs and the skeletons preserved perfectly) allow to think about the life, how people approach to this touching argument (also with their individual goods) and, in the end, how deal with the death.

Because for the living persons the sorrow is agonizing. Always.

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