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Una scia nel cielo

Ci sono libri che ti rapiscono, che alimentano la curiosità, che ti colpiscono per la loro capacità di affrontare a volto scoperto anche i temi più spinosi. “La tentazione di essere felici” è uno di questi e, come per altri commenti letterari, preferisco concentrarmi sugli stati emozionali sfiorati e svelare poco o niente della trama (del resto, è sufficiente collegarsi alla rete per fare proprie tutta una serie di informazioni narrative).

Tra tutte quelle usate dall’autore, tre parole – a mio avviso – meritano di essere evidenziate:

1. Amore, nel senso più ampio del termine: da quello per i figli a quello per l’amico Marino, da quello maturo e non solo ‘di testa’ per Rossana a quello tendenzialmente salvifico per Emma. Ogni sfumatura, ogni leggera flessione di questo sentimento vengono abilmente tratteggiate da Lorenzo e dalla sua scrittura brillante, ironica e riflessiva

2. Intimità, quella vera, quella che proviene da una piena condivisione che mette a nudo il nostro reale modo di essere. Quella che abbassa le barriere e non consente più di nascondersi. Quella che si metabolizza e che permette di rivivere emozioni che si davano per sopite

3. Salvezza, una parola piena di speranza, da qualunque lato la si prenda. Il dolore e la sofferenza, sia che derivino da percosse, da scelte malfatte o da scelte mancate, visitano ogni singolo individuo, individuo che dovrà in qualche modo affrontarli, magari chiudendoli in una stanza o vergognandosene quando i segni saranno troppo evidenti per essere celati. Si prova a sopravvivere e a non lasciarsi sopraffare da una culla emotiva dalla potenziale forza devastante.

E’ un viaggio nelle memorie di un’esistenza che non è più la stessa: si pensa ai ricordi sepolti, si pagano gli errori del tempo andato, si pronunciano frasi dettate da ragionamenti giovani e veloci non esplicitati, si raddrizzano le cose storte della vita e si apprezza la vera essenza delle persone. Ci si confronta con una realtà nuova, più consapevole, frutto di un passato ormai lontano, figlia di un presente che scorre placido e timorosa di un futuro prossimo dall’esito certo.

L’autore è decisamente bravo a strappare e a bilanciare sorrisi divertiti e sorrisi amari, a scandagliare l’animo umano, a solleticare la commozione e – alla maniera di Cesare – a farmi dire: «Mi piace questo libro che oggi porta fisicamente i segni più o meno indelebili di un viaggio al centro dei sentimenti».

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