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Retta, curva, continua, tratteggiata, sottile, spessa, quante sfumature per descrivere una singola linea. Ma cosa succede quando le linee sono due o più? Beh, qui si entra nel campo di maghi e artisti: diverse linee possono comporre parole, rimandare figure, dare vita a capolavori. Tutti però con le linee comunicano, inviano messaggi e danno sfogo alle emozioni più profonde.

Questo, secondo me, è il ‘fil rouge’ che lega la mostra “Lucio Fontana: Concetti spaziali” e l’opera di Francesco Barocco esposta per il progetto “Vitrine”, entrambe visitabili fino al 30 agosto 2015 al 04 ottobre 2015 presso la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

L’allestimento dedicato a Fontana (sì, proprio l’artista degli squarci sulle tele) ha un interessante impatto visivo: le scritte bianche si combinano perfettamente con il verde delle pareti, le cornici in legno chiaro illuminano le singole opere contornate e il tocco di colore rosso, giallo e nero è quel dettaglio che non ti aspetti.

Tra i disegni ha suscitato il mio interesse “Ambiente spaziale, 1952” sia perché ho immaginato la leggiadria dell’artista nel realizzarlo sia perché la sinuosità delle linee non vincola l’immaginazione dello spettatore (io, per esempio, vi ho visto lo strumento che viene usato per separare le dita dei piedi quando si laccano le unghie).

Particolarmente intensi sono la versione nera e rossa di “Concetto spaziale. Teatrino, 1965”. Sembra di trovarsi davanti a un palcoscenico vuoto dotato di una scenografia essenziale che non aspetta altro di essere valorizzata con i nostri personaggi coinvolti nelle storie che abbiamo immaginato per loro. O forse questa cornice fisica e concettuale già contiene una storia, una storia fatta di cicatrici più o meno profonde, di esperienze più o meno violente, di argini ricostruiti.

Anche il lavoro di Francesco Barocco stimola una fantasia ragionata. Qui le linee giocano con una scultura di gesso dando origine a un volto in parte disegnato e in parte modellato. Un naso dalle perfette proporzioni sovrasta un neo dal forte potere sensuale e delle labbra così carnose da sembrare vere. Gli occhi, di cui si riconosce lo spazio, mancano, ma si ha la sensazione che siano rivolti verso la luce emessa da una lampadina posta poco lontano. Il muro bianco viene così baciato dal calore di un’atmosfera quasi spirituale e tagliato dalla freddezza del tavolo che regge e sostiene non solo la fonte di energia, ma anche il peso dei pensieri della donna.

Immaginare, riflettere, sognare: ecco le mie tre mandorle di oggi.

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