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Fondazione 107

Un caldo asfissiante, l’asfalto torinese che brucia sotto i piedi e il desiderio di andare per la prima volta in Fondazione 107, sede – fino al 19 luglio 2015 – di due mostre di Dino Pedriali, colui che viene individuato come «“il Caravaggio della fotografia”».

Interessante, vero? Immaginate, quindi, di immergervi in un ambiente dal taglio industriale: bianche pareti e luce filtrata dalle scarne vetrate poste anche sul soffitto. Fatto? Allora siete pronti per godere della prima esposizione, dal titolo tutt’altro che banale, “Urlo Groviglio Nudo”.

Gli scatti in bianco e nero rimandano corpi e porzioni di corpi che ci conducono al di là della mera nudità e ci portano verso ciò che è nascosto dentro l’involucro di pelle e ossa che appare. Il soggetto della fotografia viene messo a nudo nella sua parte più profonda e intima e

  • urla, non solo con la bocca in maniera liberatoria, ma anche con il resto del corpo. Talora il grido è soffocato e si traduce in una lesione dell’integrità della propria persona (quale può essere quella di drogarsi). Del resto, si urla per chiedere aiuto, per farsi sentire in un mondo che va troppo veloce e che non ascolta. I desideri, quelli veri, non riescono quasi più a prendere forma nei pensieri e si finisce per omologarsi in una massa che spesso non ci appartiene ma che si deve seguire per rimanere nel gruppo e non sentirsi più soli di quello che già si è
  • s’intreccia e s’incastra con altri corpi nudi fino quasi a diventare un unico e nuovo soggetto. Ci sono visi che parlano e sembrano raccontare vite di ragazzi difficili, ragazzi che appaiono reduci di esperienze quasi inconfessabili e che pare vivano un disagio
  • si mostra per quello che è, al di là di una fisicità messa in posa. E’ possibile spogliarsi e, contemporaneamente, continuare a indossare la maschera di lana appositamente costruita, ma gli occhi difficilmente riescono a celare del tutto l’essenza interiore. Infatti, nel momento in cui qualcuno riesce a intravederla, ci si sente davvero nudi, perché è allora, solo allora, che il vero mondo viene scoperto

La seconda mostra di Dino Pedriali che ci attende – “Egeo 2014” – è costituita da una serie di fotografie di un uomo senza vestiti calato in un paesaggio tipicamente marino. Data la calura cittadina e il periodo vacanziero viene quasi voglia di raggiungerlo per un tuffo dagli scogli verso uno specchio d’acqua rinfrescante e rigenerante.

Tutte queste opere hanno uno stile inconfondibile che tende alla ricerca dell’essenzialità: possiamo nasconderci, possiamo esibire il nostro corpo, possiamo creare un personaggio di noi stessi, possiamo prendere una moltitudine di decisioni su di noi, ma il nostro vero io, prima o poi, torna e ci dobbiamo fare i conti. Sul serio però.

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