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Ex-voto e Sindone

La ‘terza ospite’ di “Amici della Sindone” è la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino che, con le sue due esposizioni gratuite, sembra quasi chiudere il cerchio aperto con le mostre di Teatro di Palazzo Saluzzo Paesana e di Palazzo Reale.

Proprio quest’ultimo, con uno splendido ex-voto in argento, ci introduce a “Ex-voto e Sindone. Antiche illustrazioni e figure devozionali” una testimonianza per immagini davvero interessante sulla spiritualità e il suo esercizio da parte di una collettività regionale quale quella piemontese. Tutto questo sarà a disposizione del visitatore fino al 27 giugno 2015.

Nella sezione dedicata alle opere votive si può riconoscere la nostra attualità e scorgere la ciclicità degli avvenimenti: dall’olio su legno raffigurante un “Incidente sul lavoro” al lamierino rappresentante la disgrazia di una bambina che cade dalle scale. C’è la presentazione della quotidianità fatta non solo di richieste di guarigione, ma anche di guerra, di imbarcazioni in balia di acque tumultuose e di vittoria (come quella legata al trionfo di un fantino al Palio di Asti).

Mi ha particolarmente colpito un doppio ex-voto: nell’agosto del 1893 a Superga (Torino) il piccolo Crispino si fa male precipitando da un muro e, a 48 ore di distanza, con la testa fasciata e in convalescenza, beve dell’acido. Questi due episodi vengono raffigurati nell’immagine esposta, riportando in alto in posizione centrale su una nuvola la figura della Madonna con il bambino avvolta dall’abito rosa e dal mantello azzurro.

Questa mostra, parallelamente all’ostensione, dedica una sezione alla Sindone celebrandola attraverso immagini di stesura del lenzuolo (rappresentato sopra a un evento cristallizzato nella sua drammaticità), affreschi che compaiono sui muri cittadini e testi dedicati al mondo che ruota intorno al sacro lino. E proprio tra i libri spicca “la prima [opera] a stampa dedicata interamente alla reliquia e alle sue vicende”: si tratta di “Sindon evangelica” di Filiberto Pingone del 1581.

Affresco sindonico di Piazza San Carlo

Legata all’esposizione appena descritta è quella allestita in un’altra sala della Biblioteca Nazionale Universitaria aperta fino al 30 giugno 2015 e dal titolo fascinoso “Il viaggiatore pellegrino & gli affreschi sindonici en plein air”.

Le decorazioni murali celebrative della Sindone sono particolarmente affascinanti e compaiono un po’ in tutto il Piemonte (e in Valle d’Aosta) come segno devozionale, come testimonianza del suo passaggio (non sempre effettivo), come segno concreto del rapporto spirituale che la legava alla dinastia sabauda.

Muovendo pochi passi possiamo trovarci a Biella, in Costa del Vernato n. 40, a vedere – sopra un portone – l’immagine del santo lenzuolo attribuita a Francesco Chiamorra; possiamo spostarci prima ad Agliè (TO) per ammirare il tripudio di colori nell’affresco di Grossi presso il Santuario S. Maria della Rotonda e dopo a Pinerolo (TO) dove, in Via Sommeiller n. 42 perfettamente allocata tra due finestre, è visibile, nel suo colore ora sanguigno, l’Immagine. Poi c’è Torino con Piazza San Carlo e Piazza Castello a ricordarci che dobbiamo volgere lo sguardo all’insù per sorprenderci della bellezza dei dettagli.

Accanto a queste meraviglie, che possiamo ammirare tutti i giorni gratuitamente, vi sono espressioni di arte contemporanea volte a interpretare il cammino dell’uomo a 360°:

  • verso la sua vera essenza: capire noi stessi è fondamentale e non è cosa semplice, si deve cercare, scavare, distruggere e ricostruire, ogni volta per avvicinarci all’essere quello che pensiamo sia la nostra versione migliore (riflessioni suscitate da “Il viaggio” di Clara Luminoso)
  • verso il prossimo: i fatti di cronaca in due splendide opere “Profughi del pensiero” di Roberto Lucato e “In cammino” di Daria Picardi, due artisti che, con smalti e olio, usano il colore in maniera diversa, evidenziando la tragicità degli sbarchi l’uno e fornendo una dolce speranza l’altra
  • verso Dio: talora la luce, che è presente anche nelle tenebre più intense, la vediamo subito, talaltra dobbiamo frugare un po’ di più, ma c’è, è lì e seguendola possiamo affrontare ogni avversità (pensieri nati da “Cammino nella luce e nell’amore” di Rita Vitaloni)

Ed eccoci arrivati alla fine del viaggio odierno: abbiamo visto la capacità devozionale umana sotto diversi profili, abbiamo scoperto dettagli di cui ignoravamo l’esistenza, abbiamo scandagliato l’anima e osservato il tempo che passa nei messaggi lasciati sulla pietra che piano piano si allontanano dal tempo di realizzazione e anche un po’ da noi.

Direi che di cose ne abbiamo fatte: ci siamo proprio meritati le nostre “Tre Mandorle al Dì”!

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