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Un trono tra le nuvole

Oggi andiamo ancora in Biblioteca Nazionale Universitaria che, fino al 30 maggio 2015, ospita “Un Trono tra le nuvole: 1876-1960 la storia moderna del Tibet raccontata attraverso l’autobiografia del XIV Dalai Lama”. Si tratta di un’esposizione gratuita ricca di contenuti e che, se visitata in modo non frettoloso, richiede un cospicuo investimento di tempo.

Il Tibet mi affascina fin da piccola: se le note bandierine colorate mi riempiono gli occhi di emozione, i tipici mantra riescono a calmare i pensieri un po’ frenetici che animano la mia mente.

Con questa gioia e curiosità mi sono aggirata tra libri antichi e contemporanei, reperti giornalistici e fotografie del passato più o meno vicino, tessuti, gioielli e due oggetti a me particolarmente cari: la “mala” e la “tromba periscopica“.

L’unica nota non perfettamente armoniosa è rappresentata dalla sezione fotografica “Tibet, al di là del tempo – un viaggio fantastico da Lhasa a Torino e Trieste”, una serie di fotogrammi secondo me troppo ‘avanguardistici’.

C’è il mondo tibetano da scoprire (o riscoprire) nel centro di Torino e mi piacerebbe portarvi con me in un viaggio più emozionale che contenutistico dove il ‘fil rouge’ è, a mio avviso, il possedere un grande cuore generoso.

Ecco, in ‘tre mandorle’, cosa mi ha affascinato:

  1. l’arte dei tappeti: da quelli che ricoprono le colonne dei monasteri a quelli ‘singoli’ usati per meditare, a quelli utilizzati per foderare il supporto ligneo domestico su cui ci si siede per chiacchierare o rilassarsi. Anche i temi decorativi sono interessanti: per esempio, per le colonne i tappeti hanno il drago come motivo principe, mentre per quelli a uso casalingo è possibile trovare la peonia (i cui fiori reputo meravigliosi!)
  2. Fosco Maraini, il papà di Dacia, che si taglia il dito mignolo con un’accetta al tempo della sua prigionia giapponese e le cui fotografie trasudano bellezza e sintetizzano in immagini un patrimonio di infinito valore
  3. l’illimitato amore del Dalai Lama per il suo paese e per la sua popolazione, amore che guida le sue scelte ed emerge nella sua profondità quando, nel 1959, è costretto ad abbandonare il Tibet. Mi ha fatto sorridere di cuore il senso dell’umorismo di questo uomo manifestatosi in un episodio accaduto in India durante il suo viaggio del 1956, quando la bandierina tibetana collocata sull’autovettura viene scambiata con quella cinese.

E’ un percorso suggestivo e colmo di storia che ti eleva al di sopra del male per cercare, in ogni modo e in ogni luogo, di fare trionfare il bene. Perché l’Amore e il rispetto, alla fine, possono curare un’umanità sofferente.

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