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Quando la natura inghiotte la città

Oggi andiamo al Museo dell’Automobile di Torino per immergerci in un’atmosfera di grande fascino ed eleganza. Infatti, fino al 17 maggio 2015, in questa sede tutta da scoprire è stata allestita la mostra “RETRÒVISIONI. Fotografie di Alberto Dilillo”.

Si tratta di un’esposizione suddivisibile in due parti: nella prima, adagiate su piattaforme girevoli, si possono vedere alcune automobili della “Collezione Corrado Lopresto” che descrivono materialmente il recupero, il restauro e la conservazione di una vettura d’epoca. Qui mi ha particolarmente colpito, per via del riferimento al mondo del cinema, l’”Alfa Romeo 1900 CSS Vignale “La Fleche” (1955)”, veicolo che ha fatto la sua bella figura nel film “Sapore di mare 2”.

La seconda parte della mostra è dedicata a una splendida associazione di immagini e parole: le fotografie di Alberto Dilillo, che meriterebbero tutte una citazione per la loro carica emotiva, trovano la loro naturale collocazione appese nelle strutture del MAUTO.

Accompagnato da un sottofondo musicale e naturale, vieni catapultato in un mondo di abbandono, di tenebre, di passato che ha lasciato segni indelebili e irrecuperabili. E’ un ambiente saturo di memoria, di cose volute e dimenticate, di oggetti effimeri e dormienti, avvolti – talora – da una natura verde e rigogliosa che quasi protegge ciò che resta dall’azione lenta e inesorabile del tempo che passa.

E’ un luogo anche di morte, ma che strizza l’occhio all’immaginazione, al mito, al ricordo, all’amore.

La macchina è un’amante, un’amica, una compagna di giochi, una seduttrice, un viso che ti guarda e ti ricorda ciò che è stato. La si usa per difendersi, offendere, stare in coda, correre, vivere. Per qualcuno sarà poi un rifiuto da demolire, per qualcun altro l’automobile, quell’automobile, sarà sempre importante e non verrà mai abbandonata.

E’ facile seguire l’immaginazione e lasciarsi trasportare davanti a queste fotografie: il veicolo alla fine diviene un ottimo pretesto per comprendere i meccanismi umani e, come sempre, se stessi.

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