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Lassù sulla montagna

Eccoci al primo consiglio per trascorrere questo fine settimana lungo con il naso all’insù.

Ho pensato che la mostra “AL FRONTE. CINEOPERATORI E FOTOGRAFI RACCONTANO LA GRANDE GUERRA”, ospitata dal Museo Nazionale del Cinema fino al 17 maggio 2015, potesse incontrare gli interessi sia degli appassionati di storia sia delle famiglie (credo, infatti, sia impagabile vederla con un nonno o un genitore).

Il percorso espositivo, particolarmente ricco di stimoli e suggestioni, celebra il centenario della “Grande Guerra” descrivendo la storia attraverso oggetti, fotografie, video e stampe. Per comprendere al meglio quanto vedremo, la sezione iniziale è costituita, oltre che da una mappa cronologica (collocata su di un muro che riproduce le “Trincee di cemento armato a Sant’Andrat del Cormor” di L. Bogino), da una serie di attrezzi del mestiere, quali una “Macchina fotografica portatile per lastre” con relativa valigia, una “Cinepresa 35 mm” collocata dietro a del filo spinato e alcuni reperti di guerra tra cui un “Rosario di pallottole di shrapnel fatto da un soldato austriaco preso prigioniero a Trento del 1918”.

La produzione fotografica, frutto del lavoro di Luis Bogino e di fotografi amatoriali, ci accompagna dalle panoramiche volte a perlustrare l’ambiente sottostante al fermo immagine di una trincea, dal modo di affrontare quello che potrei definire il nemico bianco (eccezionale peculiarità nostrana) ai frammenti di vita ordinaria, fatta anche di distrazioni.

Le immagini esposte ci restituiscono non solo l’evoluzione industriale sotto il profilo tecnologico, ma anche e soprattutto il dolore per le vittime e per i feriti della guerra, segnando il confine tra ciò che serviva per la propaganda e ciò che realmente era: uomini violentati dalla barbarie del conflitto (“Da una trincea del Sober. Cadaveri abbandonati fra le due trincee” di L. Bogino).

Di particolare impatto sono due video che mostrano gli effetti devastanti dei combattimenti sui soldati sia da un punto di vista fisico sia da un punto di vista psicologico. La guerra lascia sempre segni indelebili e ricordi non graditi: i c.d. “mutilati di guerra” avranno in dotazione protesi in legno e in metallo, i c.d. “scemi di guerra” verranno filmati e studiati e porteranno con sé problemi motori, contratture e tremolii.

Condotti dalla musica, che attraverso i videoclip ricostruisce il conflitto al fronte, si arriva all’ultima parte della mostra dove alcuni artisti riflettono e cercano impronte lasciate dalla “Grande Guerra”. Paola De Pietri è una di questi e, con il suo progetto “To Face, 2009-2011”, ci regala delle stampe davvero spettacolari, tra cui “Strada delle gallerie, Massiccio del Pasubio”.

Con negli occhi la rosa posata sul fino spinato e la poesia di Ungaretti, il mio pensiero va a un signore che ho incrociato: guardava le foto e si asciugava gli occhi, magari ripensando alla sua storia, a un vecchio amore, a ciò che ha perso e non tornerà. Forse non è così, ma la rugiada bagnava il suo viso e toccava la mia anima.

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