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Davanti al Museo dello Sport

Il Museo dello Sport di Torino (presso lo Stadio Olimpico) ospita – fino al 26 aprile 2015 – la mostra “Vittorio Pozzo due titoli mondiali + uno”. Io ci sono andata e – purtroppo – non è stata un’esperienza molto soddisfacente.

Ho avuto problemi sia a entrare sia a uscire dalla struttura e l’esposizione di cui oggi vorrei parlarvi sembra improvvisata. Le poche didascalie presenti sono scritte su foglietti bianchi spesso tagliati storti e incollati, con una quantità di nastro adesivo spropositata, su un cartone da scatolone (anch’esso sovente tagliato storto). Non sapevo chi fosse davvero Vittorio Pozzo (a parte essere stato l’allenatore della Nazionale italiana e avere vinto i mondiali del 1934 e del 1938 e l’oro olimpico nel 1936) e, dopo la mostra, continuo a non saperlo.

Carine sono le fotografie che lo ritraggono, come per esempio quella in cui scrive a macchina, ma credo che non siano sufficienti ad attirare visitatori.

Ecco perché, dopo la delusione, ho deciso di soffermarmi con attenzione a guardare per la prima volta il museo che, oltre a essere dedicato a tutti gli sport, è anche dotato di uno spazio espositivo a forma di sezione di pallone da calcio. Qui alcune cose interessanti da vedere ci sono, quali:

  • una quantità notevole di maglie – anche autografate – dei campioni di ieri e di oggi (nella vetrina dedicata a Maldini c’era anche un ragno… forse era un tifoso milanista!)
  • un pezzetto dell’aereo precipitato a Superga nel 1949: qui il pensiero corre alla tragedia del Grande Torino e l’impatto emotivo non può che essere forte
  • il costume di Federica Pellegrini e la canoa di Josefa Idem, entrambi autografati
  • le biciclette che hanno percorso le strade dei mondiali
  • le frasi di Luigi Tenco, Vasco Rossi, Luciano Ligabue e tutta una parete di 45 giri, dove ha catturato la mia attenzione la copertina dell’”Orchestra spettacolo Raoul Casadei
  • la sezione riservata alle attrezzature dell’Associazione Dilettantistica Cronometristi Sportivi di Torino (anche se relegata in un bellissimo angolo vicino alle scale)

Lodevole l’idea di integrare lo sport con la musica e il cinema (ci sono i manifesti di alcuni film di argomento sportivo), ma il punto debole restano l’organizzazione e le didascalie: ho fatto fatica ad associare la breve descrizione presente all’oggetto contenuto nella vetrina e, in alcuni casi, non l’ho nemmeno trovato. E’ vero che si tratta di cimeli, ma qualche informazione in più sarebbe stata utile.

Il messaggio fondamentale però che il Museo ci comunica è che lo sport non può e non deve essere associato solamente al calcio; c’è tutto un mondo da scoprire e a cui appassionarsi anche senza un pallone ‘black and white’.

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