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Spagna_L'hospitalet de l'Infant

Il giovedì e il venerdì per me sono giornate davvero emotivamente intense perché faccio una delle cose che amo di più nelle strutture ospedaliere: la volontaria per la lettura.

Il post di oggi è dedicato ai miei compagni di viaggio e a tutti coloro che soffrono, con la speranza che un sorriso, una lettura, una fotografia, l’abbraccio di un figlio o lo scodinzolio di un cane possano alleviare almeno in parte e almeno per un secondo quel dolore che brucia dentro.

Proprio allo scopo di avvicinarsi umanamente ai pazienti, cercando di portarli in un mondo diverso da quello della malattia e di addolcire l’attesa ospedaliera, è stata allestita presso il C.O.E.S. (Centro Oncologico ed Ematologico Subalpino) una selezione di fotografie che hanno partecipato al concorso “Tra la gente del mondo”. Si tratta di opere (a colori e non, sparse e appese su neri cartoncini) che ritraggono persone e scenari davvero suggestivi e, credetemi, non è facile guardarle girando tra persone che stanno male. Mi sono posta allora una domanda: “Un’immagine può essere così potente da infondere speranza?”. Credo di sì ed ecco la mia versione dei messaggi sottesi ad alcune fotografie che ho scelto:

  • Sul lago di Zway-Etiopia” di Bartolomeo Costamagna: il contrasto tra il verde smeraldo dell’erba e il cielo plumbeo portatore di pioggia è davvero fantastico, così come lo è il giovane protagonista che, sospeso sull’acqua a gambe divaricate, sembra beffarsene. E’ vero, i problemi ci sono e a volte li vediamo arrivare da lontano, l’importante però è prendersi del tempo per affrontare, magari anche con un sorriso, ciò che la vita ci riserva
  • Sguardo oltre limite” di Federica Focati: su uno sfondo di acqua, cielo e vegetazione, gli occhi di una donna velata di nero sembrano avere pianto (il trucco, infatti, è sbavato). Le lacrime… sfogo di dolore, ma anche di emozione e gioia
  • Donna con bambino” di Lucilla D’Angelo: una mamma africana vestita di rosa e verde sta trasportando a mani e in testa dei contenitori, mentre sulla schiena, legato con una fascia viola, porta un bambino. Ecco la raffigurazione dell’amore, del colore e della forza

Qui la bellezza oggettiva delle fotografie, velata dalla drammaticità della sede espositiva, viene caricata di tensione emotiva. Mi viene solo da dire: non dimentichiamoci mai di darci una speranza.

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