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Il Po ad aprile 2015

La Pinacoteca dell’Accademia Albertina ospita fino al 12 aprile 2015 alcune opere della prima donna a essere accettata in Accademia, Evangelina Alciati. Si tratta di una mostra meravigliosa, che vi consiglio di non perdere! Qualora non riusciste a vederla, potrete sopperire, in minima parte si intende, guardando il film “La libertà allo specchio. Ritratto di Evangelina Alciati”, di cui all’ingresso è proposto uno stralcio e che – secondo me – sarebbe meglio guardare prima di inoltrarvi nel percorso espositivo.

La pittura ispirata dalla quotidianità e particolarmente realistica di questa bravissima artista, che ha deciso che il suo futuro non fosse quello di stare in casa a fare la massaia, spazia in diversi ambiti, quali:

1. la ritrattistica, animata da diversi personaggi e dove spicca l'”Autoritratto allo specchio” della pittrice. Questo olio su tela del 1944/1945 mi ha particolarmente incuriosito perché sembrerebbe che la protagonista sia la verdeggiante terrazza in fiore (che occupa più di metà dello spazio), anziché il riflesso, in un rettangolo di specchio, dell’artista in tenuta da lavoro che – obbedendo alla raccomandazione della mamma – accenna un sorriso. Di diverso tenore il “Ritratto di Fiorenza Boccalatte” (moglie di Filippo Burzio, padre del figlio della pittrice) dove la donna, austera nel suo posare di profilo e con i capelli perfettamente raccolti, trasuda rigore, all’opposto della simpatia che suscita la nostra Evangelina.

2. le nature morte, rese vive dall’uso di colori pazzescamente vivaci (giallo, arancione, rosso, rosa, verde) applicati a composizioni floreali di forte impatto emozionale. “Peonie e tulipani con statuetta dorata” del 1956 è il mio quadro preferito, nonostante porti i segni (lo sfondo scuro) del lutto che colpì l’Alciati. Proprio su questo tema, in esposizione c’è una chicca che non ti aspetti: sul retro dell’opera “Pane (Donne o contadine che panificano)”, c’è una foto a mostrarlo, è stato dipinto “Compianto sul figlio morto”, raffigurante il dolore per la perdita del figlio Gabriele.

3. i paesaggi, che vedono protagonisti alcuni simboli di Torino, come l’innevata “Vista dei Cappuccini d’inverno” e il Po, ora fiume dalle acque azzurre (“Torino. I Murazzi (Il Po con pescatori o Po con bagnanti e pescatori)” ora corso dall’acqua quasi sporca che contrasta con il verde brillante delle piante (“Il Po e la collina torinese”).

Dopo la visita alla mostra, complice una bellissima giornata di sole, sono andata ai Murazzi e ho costeggiato il fiume cittadino per cercare la visuale di Evangelina e osservare cosa avrebbe potuto dipingere oggi. Beh, avrebbe visto ragazzi che prendevano il sole, amanti della corsa e del canottaggio e io che mi ricordavo perché mi ero innamorata di Torino.

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