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Judaica Pedemontana

E così siamo arrivati al terzo giorno e alla terza mostra. Stanchi? Non preoccupatevi, ora ci rilassiamo con quest’esposizione (gratuita) di volumi e oggetti ebraici allestita presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino fino al 06 aprile 2015 (se ho capito bene però il termine ultimo per visitarla è domani mattina).

Vi confesso che questa collezione l’ho vista un po’ di tempo fa e stamani quando rileggevo il post non mi tornavano alcune cose, per cui ho deciso di andare in Biblioteca per verificare i miei appunti. Lì incontro Sergio, un volontario simpaticissimo che mi guida nella mostra facendomi scoprire un mondo che mai avrei immaginato.

Premesso che adesso alcuni oggetti sono sostituiti da fotografie (un piatto, una paletta, un calice utilizzato come coppa di Elia) perché in uso per la celebrazione della Pasqua, credo vi faccia piacere leggere alcune chicche che ho scoperto, è il caso di dirlo, per mera fortuna:

  1. i mobili in legno che accolgono il materiale esposto provengono dal Museo Egizio di Torino dove erano adibiti a contenere i canopi e che per l’occasione sono stati rifoderati e muniti sia di lampade direzionabili sia di una luce al neon che, essendo fredda – mi racconta Sergio – non surriscalda i testi e, quindi, non li fa ingiallire
  2. l’alfabeto ebraico ha meno lettere del nostro, infatti la lettera inziale del titolo originario della mostra ne vale ben cinque
  3. è esposto un esemplare di Šadday (termine con il quale si indicano anche una sorta di amuleti che vengono portati al collo oppure fissati sulle culle dei neonati) che ha un cassettino segreto dal lato sul quale è appoggiato, pertanto il visitatore può vedere solamente il c.d. ‘lato a’

Ci sono dei piccoli errori in esposizione (per esempio la didascalia di un piatto è collocata dove il piatto non c’è), ma l’ambiente piccolo, raccolto, la luce quasi ambrata e chi ti accompagna fra le teche, fanno sì che una mostra bella diventi appassionante e coinvolgente.

Facendo mio tutto ciò che è sotteso alla parola Šabbat, spero per me e per voi che questi giorni di festa possano vederci sorridenti, a tavola con chi amiamo, rilassati e non affannati, con un braccio alzato, fermo nel reggere un bicchiere pronto per tintinnare in un brindisi volto a segnare un nuovo inizio. E quindi, CIN CIN e auguri!

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